Rimini che non ti aspetti Ora per le strade si prega

Non solo discoteche e alcol. Ai villeggianti si offre pure un momento spirituale, organizzato dal basso

nostro inviato a Rimini

La Rimini che non ti aspetti è, in fondo, l'Italia che non ti aspetti. Quella capace di resistere non con la prepotenza della forza ma con la gentilezza della preghiera. Il 20 di ogni mese, infatti, una piccola folla si raduna a piazza Tre Martiri per dire ad alta voce il Rosario. Motivo? Dimostrare che non ci si deve vergognare della propria fede e che non dovrebbe farlo nessuno in nessuna parte del mondo. Ma soprattutto dare un segnale di solidarietà e far capire che le sofferenze, che in tante parti del mondo i cristiani patiscono a causa della loro fede non passano invano, rimanendo da queste parti ferite aperte.

Lo spettacolo è degno dei più celebri flashmob delle «sentinelle in piedi». Arrivano nella grande piazza alla spicciolata. Chi da corso d'Augusto, chi salendo da via IV Novembre. Poi si fermano. Sembra vogliano solo salutarsi. E invece, passate le 21, si voltano verso la cappellina di Sant'Antonio e intonano alcuni canti religiosi. «Iniziamo cantando - spiega Marco Ferrini, promotore dell'iniziativa, insieme con il Comitato Nazarat - per dare un segnale e per attirare l'attenzione dei passanti. Poi attacchiamo con il Rosario». Non ci sono vertici religiosi. Qui non è la Chiesa a guidare la voglia di testimonianza. Questo è soltanto il frutto di un sentimento popolare emerso dal basso. Semmai i riminesi doc possono riconoscere anche il vescovo Francesco Lambiasi far capolino nelle ultime file. «Si figuri che quando Ferrini ce lo ha proposto - racconta Franco Fregni, ex direttore della Voce di Romagna - stavamo facendo una festicciola tra amici in una calda sera dell'agosto scorso». In quei giorni iniziavano a filtrare le prime tragiche notizie dal Medio Oriente. Notizie che avevano per protagonisti cattolici, religiosi e non, perseguitati dalle falangi del Califatto. È bastato il passaparola, ma soprattutto l'esempio, e in pochi mesi quello nato come un sommesso gesto di solidarietà è diventato un rito della Rimini storica, quella lontana dai fasti e dalle luci della Riviera, ma appartata anche rispetto al Borgo dei Pescatori, dove le strade si riempiono per il consueto appuntamento dei «P.assaggi di vino». E con una punta d'orgoglio sono in molti, ora, a riflettere sul fatto che si tratta di uno degli eventi più popolari e affollati anche senza l'ausilio della musica o di effetti speciali. Ecco perché quando durante il week end si vede «il Ferrini», a cavallo della sua bici con rotoli di manifesti sotto il braccio, solo uno sprovveduto cronista venuto da fuori può chiedergli cosa stia facendo. «Finito il Rosario - ti spiega con incrollabile entusiasmo - ascoltiamo sempre la testimonianza di chi ha visto da vicino quelle violenze o, peggio, di chi le ha subite. Domani sarà con noi padre Peter Kamai, rettore del seminario di Jos, nella diocesi nigeriana di Jalingo, flagellata dalle milizie di Boko Haram». Insomma anche per le vie del centro malatestiano la lettera N ( nazarat ) in carattere arabo sta diventando popolare, come purtroppo accade in quelle di Mosul dove gli assassini dell'Isis proprio una N disegnano sulle porte delle case cristiane per individuare luoghi di future violenze e rastrellamenti.

Commenti

buri

Dom, 19/07/2015 - 14:42

un bel segnale in tempi di chiese sempre più vuote, almeno quella gente ha il coraqggio di metterci la faccia