Le rinunce degli italiani: abbigliamento e ferie

Piove, meteo ladro. Ma non è colpa del brutto tempo se le vacanze - quest'anno (ma anche l'anno scorso, quello prima e quello prima ancora...) - si sono ridotte al lumicino.

Il 53% degli italiani risponde infatti alla crisi riducendo viaggi e vacanze. Ma non lo fa certo a causa del cielo nero, ma piuttosto delle tasche verdi, anzi, al verde. Fatto sta che la riduzione di consumi delle famiglie residenti, negli ultimi anni, è stata più forte della riduzione del pil: nel 2012, a fronte di una contrazione del prodotto interno lordo del 2,4%, i consumi sono scesi del 4,5%, nel 2013 il pil si è ridimensionato dell'1,9% e i consumi del 2,6% e per il 2014 si prevede che il gap si ridurrà, ma rimarrà comunque intorno allo 0,2%. Insomma, mala tempora currunt . E currunt pure velocemente. Tra il 2011 e il 2013 gli italiani hanno ridotto i consumi per 5,32 miliardi di euro. Abbigliamento, arredamento, bellezza e tempo libero gli altri settori più colpiti. Meno di un italiano su dieci dichiara di non avere diminuito gli acquisti, almeno così si evince da una rilevazione curata dal Cermes, il centro di ricerche su marketing e servizi della Bocconi. A piangere sono un po' tutti, ma in testa ci sono sempre loro: gli albergatori (categoria tradizionalmente piagnona).

Del resto, come già detto, sono proprio viaggi e vacanze la seconda voce di spesa che gli italiani hanno ridimensionato in reazione alla crisi, e la tendenza è iniziata almeno nel 2011. Secondo il rapporto La spending review dei consumatori italiani , stilato per il Cermes da Enrico Valdani (ricercatore che sta al marketing, come Piero Angela sta a Quark ), solo l'8% degli italiani dichiara di non avere ridotto gli acquisti nel periodo 2011-2013, ma di avere semplicemente cambiato abitudini d'acquisto e negozi (5%) o risparmiato di meno (3%). La categoria merceologica più colpita dai tagli dei consumatori è l'abbigliamento (il 60% degli italiani ne acquista di meno), seguito da viaggi e vacanze (53%), arredamento (42%), bellezza e fitness (42%) e hobby, sport e tempo libero (40%). I settori relativamente meno colpiti risultano essere internet e telecomunicazioni (14%), salute (16%), assicurazioni (17%) e alimentari e bevande (18%).

Anche la voce pc ed elettronica, fino a oggi in buona salute, è stata ridimensionata dal 34% degli italiani. Nel periodo 2011-2013 i consumatori italiani hanno reagito alla crisi riducendo i consumi per 5,32 miliardi di euro e modificando profondamente il modo in cui fanno la spesa. Il passaggio da marche più costose ad altre più economiche ha influito per 1,81 miliardi, la maggiore attenzione alle promozioni per 566 milioni, i maggiori acquisti ai discount per 450 milioni e gli acquisti di marche private (quelle con il marchio dei supermercati) per 365 milioni. Ma quando c'è l'amore c'è tutto. «No, quella a' salùt », precisava opportunamente Massimo Troisi.