Riservatezza dei dati, Apple non cede: «Sbloccare un iPhone? Come un cancro»

Matteo BasileNessuna collaborazione, anzi. Apple tira dritta sulla linea della privacy ad ogni costo e rifiuta ogni proposta dell'Fbi. Sul tavolo la richiesta di un giudice federale di sbloccare il cellulare di uno dei killer di San Bernardino che lo scorso 2 dicembre causò la morte di 14 persone. L'amministratore delegato di Apple Tim Cook non solo ribadisce il suo secco no ma rilancia: «Sarebbe un precedente dannoso per l'America, qualcosa di equivalente a un cancro». Chiarissimo e irremovibile. Eppure il bureau sta cercando in tutti i modi di persuadere il colosso della mela a collaborare per facilitare le indagini. «Non stiamo cercando di creare un precedente - ha detto il direttore dell'Fbi James Comey - Il codice che il giudice ha ordinato a Apple di scrivere funzionerebbe solo per quell'iPhone». Ma da Cupertino nessuna apertura, nonostante il dibattito aperto in tutto il mondo tra chi sostiene le ragioni della privacy e chi chiede deroghe in favore della sicurezza. Anzi, la multinazionale sta approfittando dell'inaspettata pubblicità per rilanciare l'inviolabilità dei propri prodotti, tanto che starebbe studiando nuove misure per blindare iCloud, la nuvola dove sono custoditi i dati di backup degli utenti con informazioni personali come contatti e immagini che sarebbero così irraggiungibili per gli hacker ma anche, ovviamente, per le autorità. Grazie a questo nuovo sistema, secondo indiscrezioni, nemmeno la stessa Apple avrà più accesso alle chiavi criptate su iCloud rendendo impossibile a chiunque l'accesso. Un sistema così sicuro che se un cliente dimenticasse la propria password dovrebbe dire addio ai propri dati. Alla faccia di ogni potenziale collaborazione con l'Fbi.