Il risiko M5s per la Camera: per la presidenza c'è Carelli

La base è contro l'inciucio col Pd. Ipotesi consultazione online. L'ex giornalista Sky prima alternativa a Fico

Sono passati cinque anni ma sembra già mezzo secolo. I signori nessuno che nel 2013 dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno sono diventati dei soldatini ligi alla disciplina di partito, gli urlatori del Vaffa si sono riscoperti responsabili, Luigi Di Maio sogna un «appoggio esterno» del Pd. Quindi addio alle «graticole» per scegliere capigruppo, questori e componenti delle commissioni. Come emerge da un retroscena dell' Huffington Post, sarà il capo a indirizzare tutta l'attività parlamentare del nuovo gruppone a Cinque Stelle. E spunta un vero e proprio vademecum del «portavoce» pentastellato. Nella prima riunione al gran completo degli eletti a Camera e Senato, prevista per domani, non si definiranno le prossime strategie politiche, quelle ormai sono affare esclusivo del ristretto staff di Di Maio, ma il cerchio magico (Bonafede, Fraccaro, Toninelli) impartirà delle direttive di comportamento ai novellini. Limitati i contatti con i giornalisti, e si evince anche da alcuni importanti telefoni che in queste ore squillano a vuoto. I vertici sono terrorizzati dalle figuracce mediatiche nelle quali rischiano di incombere i neo eletti. «Sono tanti parlamentari nuovi - questo il ragionamento dello staff - bisogna capire le posizioni e calibrarle». Vietato rischiare.

Meglio dedicarsi alla scelta della «rosa dei nomi» per le presidenze delle Camere. A Palazzo Madama, con tutta probabilità, sarà indicata Paola Taverna, «pasionaria» gradita sia agli amici di Di Maio sia agli «ortodossi». A Montecitorio, invece, è bagarre. Il leader, se non riuscisse ad arrivare a Palazzo Chigi, si terrebbe la terza carica dello Stato come carta di riserva. E oltre a Roberto Fico si è parlato dell'ex giornalista Emilio Carelli come «figura di garanzia». Una soluzione, quest'ultima, che non andrebbe giù ai sostenitori di Fico. Ma a dare le carte è Luigi Di Maio che, a quanto trapela «sta lavorando a ritmi serratissimi per ottenere un incarico pieno da Mattarella».

E si sta dando da fare pure Emanuela Del Re, ministro degli Esteri in pectore. Che ha twittato: «Insieme a Manlio Di Stefano stiamo già incontrando gli ambasciatori europei».

Il capo politico, incassato l'endorsement di Eugenio Scalfari, ha trovato il tempo di inviare un'accorata lettera a Repubblica. Nella quale ha spiegato: «Ora i tempi sono maturi per mettere al centro i temi che interessano i cittadini. Li hanno lasciati ai margini, noi ora i cittadini li rimettiamo al centro. Il governo sarà con chi, insieme a noi, è pronto a fare la stessa cosa». L'apertura a sinistra è esplicita. Lo dimostrano i toni concilianti di Vito Crimi, membro del Copasir, che di fronte alla decisione di Gentiloni di una proroga dei dirigenti al vertice dei servizi segreti, si è limitato a dire: «Siamo contrari a una proroga indiscriminata, ma siamo consapevoli della necessità di garantire, in un momento così delicato, la direzione dell'intelligence». Un atteggiamento di collaborazione che sarà apprezzato al Quirinale.

La nuova realpolitik grillina, però, sta provocando i primi mal di pancia nella «base». Basta guardare alcuni commenti degli attivisti nel Blog delle Stelle sotto al post della lettera a Repubblica. Harry Haller scrive: «Giggì a citazione de De Gasperi, fondatore della Dc, t'a potevi risparmià». «Soy de pura» avvisa: «Nessuna alleanza». E mattia de leonardis protesta: «Niente inciuci». Le critiche sono tante e lo staff ha una soluzione per tutto. Infatti starebbero salendo le possibilità di una consultazione online tra gli iscritti per decidere la linea sulle alleanze. Tanto i voti li controlla Casaleggio.