La rivincita della macchina per scrivere passa dagli 007

Premetto che, a differenza di molti italiani, non provo alcuna avversione nei confronti dei tedeschi; anzi, li ammiro. Nella finale degli ultimi mondiali ho addirittura tifato per loro e ho avuto soddisfazione perché hanno vinto. A questo punto immagino il commento dei lettori: e a noi che ci frega delle simpatie di Feltri? Giusto. Ma l'introduzione serve per raccontare che cosa sta succedendo in Germania, patria delle tecnologie più avanzate, le più affidabili del mondo.

Oddio, anche gli Stati Uniti non scherzano quando si tratta di produrre congegni raffinati, sia elettronici sia meccanici. Ma è un fatto che i crucchi nel ramo sono all'avanguardia. Una casalinga quando acquista elettrodomestici sceglie quelli tedeschi, nonostante costino di più, perché offrono migliori garanzie di efficienza e durata. Per non parlare delle automobili: le più ambite sono le Mercedes, le Audi e le Bmw, talmente sofisticate che, se salta una centralina, si blocca l'intera vettura e chi è seduto all'interno rischia di rimanerci finché un meccanico non provveda a liberarlo.

E qui veniamo a bomba. A forza di usare le diavolerie messe a disposizione dagli scienziati e dai supertecnici, i teutoni si sono accorti di esserne diventati schiavi; hanno capito che in certi casi è bene non fidarsene ed è opportuno fare un passo indietro: per esempio tornando alle vecchie e gloriose macchine per scrivere e lasciando in disparte i computer. La causa del ripensamento è una faccenda di spionaggio. Patrick Sensburg, capo della commissione parlamentare che indaga sugli spioni americani accusati di aver ficcato il naso nei traffici dei vertici politici tedeschi, ha annunciato l'intenzione di reintrodurre la scrittura manuale onde evitare che esperti 007 di altri Paesi, abili nell'entrare nei meandri dei cervelli elettronici, possano rubare informazioni segrete.

Gli agenti dell'intelligence di qualsiasi nazione ormai si sono specializzati nel maneggiare il computer e per loro è un gioco da ragazzi «succhiarne» i contenuti e spifferarli ai committenti. Secondo il succitato Sensburg, c'è un solo modo efficace per contrastare il saccheggio di notizie riservate: rispolverare la macchina per scrivere, con la quale sto scrivendo il presente articolo e ho scritto tutti i miei pezzi in mezzo secolo di ininterrotta attività giornalistica.

L'attaccamento alla portatile mi ha esposto per anni al dileggio dei colleghi di redazione: sono rimasto l'unico retrogrado che non si è piegato al pc e, quando sono impegnato a picchiettare sulla tastiera rumorosa, suscito l'ilarità di chiunque transiti nei pressi della mia scrivania. Perfino Mario Cervi, che ha compiuto 93 anni, da lustri si è convertito alla magica scrittura elettronica. Apprezzo moltissimo la sua capacità di adattamento ai sistemi attuali, tanto lontani e diversi da quelli del nostro tempo andato. Ma io non ce la faccio. Ci ho provato, invano.

Ho imparato a scrivere - si fa per dire - intingendo il pennino nel calamaio pieno di inchiostro; una parola dopo l'altra, una riga dopo l'altra, su quaderni spesso macchiati. Poi mi hanno obbligato, non appena entrato in un giornale, a scartare la biro in favore della Lettera 22: una fatica improba. Figuriamoci se potevo evolvermi ulteriormente impadronendomi del pc. I colleghi che mi hanno sfottuto per anni non avevano torto: è assurdo essere conservatori - lo diceva Leo Longanesi, mi pare - in un Paese in cui non c'è nulla da conservare, se non la pigrizia. Ma oggi consentitemi di gioire assaporando il piacere della vendetta: se i tedeschi sono dell'opinione che per redigere documenti importanti è consigliabile recuperare in cantina le macchine per scrivere, mi sento meno solo, anzi, in eccellente compagnia.

D'accordo, io non compilo documenti fondamentali ma articoli di giornale, con i quali l'indomani ci puoi soltanto incartare la verdura, ma questo è un altro discorso. Ciò che mi elettrizza è una certezza: se in Germania si ricomincia a scrivere a macchina, forse anche in Italia qualcuno sarà contagiato dal desiderio di fare altrettanto, cosicché cesserà di essere un'impresa trovare in commercio i nastri, senza i quali la Olivetti non imprime nemmeno un carattere sul foglio candido.

I nastri sono la mia angoscia. Ne avevo fatto rifornimento, ma dopo qualche anno si sono scoloriti. Ne ho recuperati altri, e pure questi si stanno sbiadendo. Nel momento in cui non ne avessi più uno da utilizzare, sarei professionalmente morto. Non sarebbe una gran perdita per l'umanità, però a me seccherebbe. Per fortuna mi è venuto incontro Patrick Sensburg, cristiano-democratico, uomo delle Merkel. Chi dice male della cancelliera, peste lo colga.