Rivolta anti-femminista: «I maschi non sono tutti molestatori e colpevoli»

In Francia si spacca il fronte anti-molestie La leader del movimento: «Vogliono zittirci»

«Le femministe smettano di considerare le donne tutte vittime e gli uomini tutti colpevoli», scrive la giornalista Elisabeth Levy, al fianco di Catherine Deneuve tra le cento firmatarie del manifesto contro il nuovo puritanesimo pubblicato da Le Monde. «No, la smettano loro di confondere le acque. La violenza è violenza e finalmente c'è una presa di coscienza collettiva su un fenomeno orribile quanto diffuso», dice al Giornale Caroline De Haas, la femminista che ha firmato il contro-manifesto apparso su France Info insieme a una trentina di altre militanti.

Dal 1968 al 2018. Cinquant'anni dopo la rivoluzione femminista, l'onda lunga del caso Weinstein travolge la Francia e alza un muro fra le leader del movimento #metoo (in Francia più brutalmente ribattezzato #balancetonporc, denuncia il tuo maiale) e le anti-femministe convinte che ci si trovi di fronte a una caccia alle streghe (meglio all'orco) e che il movimento abbia «tradito la sua eredità liberale e libertaria» per diventare «vittimista e punitivo». Così la pensa Levy, direttrice del mensile Causeur, che ha affidato al Figaro le sue considerazioni: il rischio fortissimo che le donne vengano trattate come una «specie protetta», l'accusa che il movimento stia cedendo a «pulsioni poliziesche», che mostri con fierezza un «odio del desiderio maschile» e abbia ceduto «all'americanizzazione delle relazioni uomo-donna», finendo per restituirci l'immagine di un altro Paese, non la Francia che già nel diciottesimo secolo era definita «la patria delle donne» ma una sorta di nuovo Afghanistan. Obiettivo finale? Non è la parità di genere ma «la sostituzione del dominio maschile con quello femminile».

La replica arriva da Caroline de Haas ed è netta: «Altro che donne specie protetta. Quando persone come la Levy comprenderanno l'ampiezza del fenomeno delle violenze, smetteranno di proteggere i predatori sessuali», dice indignata. Levy ha appena ricordato ai francesi che «tutte le storie d'amore cominciano con un'avance magari indesiderata». «È naturale che le donne siano contente che un uomo faccia loro la corte - spiega a Porta a Porta pure il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, definendo «parole sante» quelle di Catherine Deneuve sul diritto degli uomini a importunare le donne -. L'importante è che la corte rimanga nell'eleganza». Eppure proprio Levy spiega che molti uomini non dicono in pubblico quello che invece ammettono in privato, cioè che oggi «hanno paura» di provarci con le donne e che magari un giorno venga loro rimproverato un abbordaggio un po' pesante. De Haas non ha dubbi e contrattacca: «Chi si sente minacciato dal movimento #balancetonporc sono proprio i porci, quelli che vogliono che si confonda violenza e seduzione perché pensano che siano la stessa cosa. Gli uomini che hanno una relazione di rispetto con le donne vedono bene la differenza. Di solito - insiste de Haas - sono i molestatori quelli che dicono che ora è diventato impossibile flirtare con una donna. Perché non vogliono flirtare, vogliono molestare».

Quanto al neo-puritanesimo: «È uno stereotipo che usano per affossare questa presa di coscienza collettiva». Levy si indigna e sostiene che non esiste una presunzione di verità per le donne che denunciano, che non può bastare un racconto, non può essere sufficiente che qualcuna si dichiari vittima perché lo spirito critico collettivo sia interdetto. De Haas la invita a frequentare i tribunali francesi, dove appena qualche mese fa «è stato stabilito che un giovane di 28 anni non fosse colpevole di stupro su una ragazzina di appena undici perché aveva sostenuto che lei fosse consenziente».