La rivolta dei prefetti: «Noi, capri espiatori dell'emergenza sbarchi»

I funzionari si ribellano ai politici e al Viminale. Che ora minimizza i numeri sempre più allarmanti dell'invasione

Romal'emergenza sbarchi per il Viminale non esiste. Nello sforzo di minimizzarla il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno, interpreta i numeri in modo creativo. Gli 85.361 stranieri arrivati dal mare sui barconi della speranza da gennaio a oggi, secondo l'uomo a capo del sistema di accoglienza rappresenterebbero una cifra «in equilibrio» con quelle dei flussi migratori nel nostro paese registrati nel 2014, dunque niente ondata. Peccato che a smentire subito il collega provveda proprio il sindacato dei prefetti Sinpref, il cui presidente Claudio Palomba ha spiegato che i rappresentanti del Viminale sul territorio sono stufi di fare da «capri espiatori» di quella che l'organizzazione di categoria definisce una «emergenza difficilissima da affrontare». Nel mirino le proteste dei politici, ovviamente, che vedono spesso come obiettivo i prefetti. Ma anche le decisioni del governo, come quella - annunciata proprio da Alfano - di far fuori Maria Augusta Marrosu, prefetto di Treviso, «vittima» della rivolta anti-immigrati nella città veneta. Palomba vuole incontrare il ministro dell'Interno anche per illustrare le condizioni in cui le prefetture lavorano «senza sosta», e circondate da «enorme ostilità», per «assicurare assistenza logistica e sanitaria ai migranti che arrivano e che ci vengono assegnati, a volte con preavvisi strettissimi».

Non sembra la fotografia di un sistema perfettamente oliato, ma piuttosto la cronaca di un'emergenza annunciata. Però la linea dettata dall'esecutivo è appunto quella di minimizzare il trend di crescita dell'ondata di immigrati in arrivo. Anche per ridimensionare l'ennesimo brodino che l'Italia s'è dovuta sorbire a Bruxelles, con il piano di ripartizione in quote dei rifugiati tra i paesi Ue che si è fermato al ribasso, e non di poco, persino rispetto alla proposta della Commissione europea. Una delusione che il titolare del Viminale Angelino Alfano ha ribaltato nelle sue esternazioni, spacciando i 20mila ricollocamenti dall'Italia - dovevano essere 24mila - come un successo da celebrare. E pazienza se poi il dem Gianni Pittella, presidente del gruppo S&D all'Europarlamento, ha stroncato il risultato prodotto da «cinque mesi di negoziati» come «ridicolo».

Ma come detto, l'interpretazione al ribasso dei numeri, prima ancora che per l'ostentata soddisfazione del ministro dell'Interno per il magro risultato incassato in Europa, passa anche per le affermazioni di Morcone. Il prefetto si è affrettato ieri a correggere il tiro dopo le critiche alla scarsa «solidarietà» degli altri stati membri (e di alcune regioni italiane), spiegando di voler salutare comunque l'accordo di Bruxelles come un «primo importantissimo passo», un fatto che «non ha precedenti». E soprattutto ribadendo, come detto, che l'emergenza immigrazione, in fondo, non è così tanto emergente, paragonato al 2014.

Solo che, e Morcone questo lo sa certamente anche senza le obiezioni dei suoi colleghi del sindacato prefettizio, proprio il 2014 è stato l'anno-record per gli sbarchi. E i mesi nei quali i numeri dell'ondata migratoria sono stati più significativi, un anno fa, sono stati proprio i prossimi due, agosto e settembre, con più di 50mila sbarchi, cifre da sole ben più abbondanti di quelli delle quote concesse con la decisione «senza precedenti» dai partner europei. A riprova del flusso record registrato lo scorso anno, lo stesso bimestre agosto-settembre, nel 2013, aveva registrato poco più di 13mila arrivi. Dunque l'incremento segnato negli sbarchi nel 2015, superiori dell'otto per cento rispetto allo stesso periodo del 2014, non è ininfluente. E un'ondata che ritocca al rialzo i numeri dell'anno record per l'immigrazione è, per definizione, un'emergenza.