Rivoluzionato il congedo di maternità: si potrà lavorare fino al giorno del parto

La scelta spetterà alla donna. La normativa precedente resta in vigore

Roma - Al lavoro fino al nono mese di gravidanza. Una scelta che spetterà alla donna ovviamente con il parere favorevole del medico. La manovra cambia le regole del congedo parentale, o meglio amplia il ventaglio delle possibilità. Restano in piedi le misure precedenti ma viene data alla mamma in attesa l'opportunità di rimanere al lavoro fino al nono mese con la specifica autorizzazione del proprio ginecologo e di un medico esperto di sicurezza sul lavoro. In questo modo si potrà godere del periodo di astensione di 5 mesi dopo il parto sfruttando quelle settimane in più per stare con il proprio bambino.

La novità è stata introdotta grazie ad un emendamento della Lega nell'ambito dei provvedimenti delle politiche per la famiglia, una modifica approvata dalla commissione Bilancio della Camera. La possibilità di lavorare praticamente fino al momento del parto non sarà un obbligo: questa nuova modulazione della maternità, già ribattezzata agile viene proposta come alternativa al sistema attuale della maternità flessibile che prevede la sospensione dall'attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei tre successivi oppure un mese prima e nei quattro successivi.

Con l'emendamento si riconosce «alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l'evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro». Insomma la scelta deve essere tutelata dal punto di vista medico.

Accanto a questa modifica è stato anche approvato un emendamento che prevede l'aumento del congedo di paternità obbligatorio che passa da 4 a 5 giorni. E' stata prorogata anche la possibilità di astenersi dal lavoro un ulteriore giorno in sostituzione della madre. Una modifica rivendicata dall'ex ministro Pd Maria Elena Boschi. «Appena approvato il mio emendamento che proroga per il 2019 il congedo parentale obbligatorio per i padri per 5 giorni. È solo un piccolo passo, ma almeno nella giusta direzione», ha scritto la Boschi su Facebook.

L'opportunità offerta alle donne non piace però alla Cgil. Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale sostiene che la proposta «mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro». La Cgil chiede di eliminare la norma in Senato.

Tra gli altri emendamenti pensati a favore della famiglia anche quello che chiede di privilegiare categorie più deboli nella scelta dell'affidamento del lavoro agile, ovvero quelle prestazioni che non richiedono particolari vincoli di orario o di luogo. Insomma il part-time flessibile e il lavoro da casa. Nell'emendamento si prevede che datori di lavoro pubblici e privati devono riconoscere «priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità» o «ai lavoratori con figli in condizioni di disabilità».