Rom curata in ospedale derubava i pazienti

La nomade è andata avanti a rubare per un anno intero

Ha vissuto per quasi un anno, e per due mesi oltre il termine delle cure, in ospedale, mantenuta a spese dall'azienda sanitaria. Vitto e alloggio gratuiti, ma costati alle casse pubbliche oltre 500 euro al giorno, quasi diecimila al mese. A scatenare le polemiche nel vicentino, però, è il fatto che nel frattempo la degente, una 47enne di etnia rom, pur costretta in carrozzina per la complicata situazione clinica - è stata salvata dopo un'ischemia midollare - si dedicava in corsia alla stessa attività per cui era già stata processata con una banda di sei rom per associazione a delinquere finalizzata al furto. E si dava talmente da fare da riuscire a rimediare pure due denunce per furto aggravato e per oltraggio a pubblico ufficiale. Incurante delle telecamere di videosorveglianza, tentava di derubare pazienti e familiari. Così ha trascorso anche gli ultimi due mesi, nonostante le cure fossero terminate e ci fosse un letto da liberare per altri degenti. «Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo» dicono i medici. Eppure è bastato poco alla direzione dell'Asl per intuire che dimettere la nomade, invalida, senza casa, famiglia, né residenza, sarebbe stato molto più che un grattacapo. Infatti trascorrono le settimane, dei parenti non c'è traccia, dopo una prima assistenza si sono volatilizzati. Il comune di Bolzano, ultima residenza della donna, l'ha cancellata dagli archivi, quello di Morbegno (Sondrio) l'ha eliminata pure dall'anagrafe. Così mentre la struttura è alla ricerca di una soluzione, il soggiorno continua e la stanza resta occupata, gravando sulla spesa pubblica per più di 25mila euro. C'è voluto lo scandalo mediatico e un'interrogazione in consiglio regionale per sbloccare l'impasse: mercoledì il governatore Luca Zaia ha immediatamente fatto trasferire la donna in una casa di riposo. «I costi per la retta della struttura saranno attribuiti alla signora, o se questo non fosse possibile, ai comuni di appartenenza», fanno sapere dal nosocomio. Ma più che una speranza, quella di ripianare i conti sostenuti pare una sfida a perdere. Che si aggiunge al monte di casi di solitudine che nei grovigli burocratici finiscono in capo al sistema sanitario.