Roma, condannato Marino: due anni per gli scontrini

La corte d'appello ribalta l'assoluzione in primo grado L'ex sindaco capitolino: sentenza politica, pesa il voto

Sentenza ribaltata in appello per Ignazio Marino. Due anni di carcere e risarcimento a favore del Comune di Roma per la famosa vicenda delle cene. Pasti per poco meno di 17 mila euro, pagati con la carta di credito dell'ufficio. L'ex sindaco era stato assolto in primo grado dalle accuse di peculato e falso. Ieri la terza sezione della corte di appello di Roma, dopo circa due ore di consiglio, lo ha condannato a due anni di reclusione e ha anche disposto il risarcimento per il Comune, che si era costituito parte civile. Il procuratore generale Vincenzo Saveriano aveva chiesto una condanna a 2 anni e mezzo.

La vicenda è quella degli scontrini, che costò a Marino la poltrona da sindaco. Nel senso che quando emerse si ruppe definitivamente il fragilissimo rapporto di fiducia tra il sindaco e la sua maggioranza, in particolare, il Partito democratico.

L'ex sindaco avrebbe messo a carico del comune di Roma cene con amici e parenti per 12.700 euro. La condanna riguarda 52 dei 56 episodi contestati, tutti svolti tra il luglio del 2013 e il giugno del 2015, durante il mandato da sindaco. Sono state pagate con la carta di credito in dotazione al primo cittadino anche in città diverse da Roma. Dopo aver saputo delle indagini a suo carico il sindaco aveva restituito attraverso una donazione al Comune, 20 mila euro.

La corte di Appello ha assolto Marino dall'accusa di danni allo Stato per la vicenda quella che riguarda Imagine onlus, associazione fondata dallo stesso Marino (era accusato di avere firmato contratti di lavoro per ottenere vantaggi fiscali). A Marino è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della condanna di due anni per peculato e falso.

«La Corte di Appello di Roma oggi condanna l'intera attività di rappresentanza del Sindaco della Città Eterna. In pratica - ha commentato lo stesso Marino in una nota - i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare. Non posso non pensare che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio».

Di segno opposto il commento del Movimento 5 stelle che denuncia un «imbarazzante il silenzio del Pd sul Magna Magna» del suo ex sindaco di Roma. «Chissà - si legge nel profilo Facebook della costola romana del movimento - cosa ne pensano l'ex presidente dell'assemblea capitolina Baglio e gli amici piddini di quando si andava a tavola (con tanto di scontrini) con i soldi dei cittadini».

Fratelli d'Italia, tramite Fabrizio Ghera capogruppo in Campidoglio e il dirigente romano Lavinia Mennuni, rivendica l'avere innescato l'inchiesta. «Il tempo ci ha dato ragione. Per primi infatti denunciammo la vicenda presentando un esposto in Procura, da cui poi partì l'iter che oggi vede il suo compimento. Ai 5 Stelle che sbandierano trasparenza solo quando gli fa comodo ricordiamo quindi che la giustizia prima o poi arriva, e gli esposti di Fdi sono partiti da un pezzo».

L'Ugl ha ricordato il processo «non solo mediatico» intentato dallo stesso Marino «contro 845 agenti della Polizia Locale diRoma Capitale per I fatti del capodanno 2015».