A Roma i musulmani stanno a casa Così i politici si prendono la scena

Roma Un gruppetto di musulmani arriva in corteo cantando «No all'Isis, no al terrorismo, noi ci siamo». Qualcuno grida: «Non abbiate paura di noi», su un cartello si legge che «l'Isis è un cancro del corpo islamico». Una donna egiziana non capisce che vuole dire quel not in my name che ripetono quelli che salgono sul palco e una giornalista le spiega che è lo slogan della manifestazione organizzata dalle comunità islamiche in piazza Santi Apostoli, a Roma, per dire no al terrorismo e per dissociarsi dai tragici fatti di Parigi.Si comincia con un minuto di silenzio in onore delle vittime delle stragi. La pioggia battente non aiuta la causa. Gente ce n'è, ma non è certo un assalto quello dei musulmani che vogliono prendere le distanze dal terrorismo. Ci saranno circa cinquecento persone, e per lo più sono giornalisti. Molti gli italiani, come il giovane che vuole essere fotografato con un gruppo di islamiche mentre mostra il cartello «Viva l'Europa, abbasso l'Isis» o i rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio. C'è persino il regista Paolo Virzì. Intorno al palco, piazzato strategicamente non proprio in fondo alla piazza per aiutare il colpo d'occhio, si aggirano i politici, mentre si susseguono gli interventi dei vari rappresentanti della comunità islamica, dell'Imam Pallavicini, vicepresidente della comunità religiosa islamica italiana, del segretario del centro islamico della grande moschea della capitale, Abdellah Redouane. L'unico intervento «ufficiale» è quello del deputato del Pd Khalid Chaouki. Lui è musulmano e da ieri è sotto scorta, ma non si tira indietro: «Le minacce non mi fermeranno, dobbiamo essere insieme, uniti, contro il terrorismo, per difendere la nostra convivenza». Gli altri politici sul palco non salgono. Ci sono Cicchitto, Casini, Fassina, Manconi. Laura Boldrini non c'è, ma fa leggere un messaggio di «civiltà contro ogni fanatismo». Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella invia poche righe: «Non ci piegheremo agli assassini». La Camusso, invece, non manca, e neppure uno striscione della Cgil. L'imam Pallavicini dice che la comunità islamica è unita nell'orrore e che i fedeli sono preoccupati di essere confusi con certe realtà, Redouane chiede che tutto il mondo ascolti: «Il terrorismo non può continuare a colpire ovunque in nome dei musulmani». Perché l'Islam non è l'Isis, ma non tutti lo sanno. «Questi pregiudizi vanno sconfitti, è per questo che siamo qui, per far conoscere la nostra religione», sostiene una studentessa tunisina, fiera del velo che porta. Mohamed Guerfi, portavoce dell'Associazione nazionale degli Imam, chiede ai giovani di non ascoltare quello che viene loro detto su internet. In mattinata a Roma aveva sfilato anche un altro corteo quello della Fiom. Con codazzo di polemiche: l'Atac ha denuncia il sindacato perché i manifestanti in massa hanno rifiutato di pagare il biglietto del trasporto pubblico, pretendendo un «passaggio politico», nonostante l'azienda avesse allestito un'apposita biglietteria mobile.