Roma insorge ancora: è rivolta anti-immigrati

Picchetti notturni davanti a una scuola abbandonata della borgata La Storta destinata ad accogliere 300 profughi

RomaCentri d'accoglienza ristrutturati con preveggente sapienza prima ancora dell'assegnazione del bando. Ovviamente mentre le autorità lasciano i cittadini all'oscuro di tutto, e con molte domande sul rispetto dei requisiti richiesti.

Ma si sa, le urgenze sono urgenze. Anche se l'emergenza immigrazione, ormai, è continua, endemica. Come pure il business dell'accoglienza, quello per cui il capo della coop 29 giugno, Salvatore Buzzi, si vantava che con gli immigrati si fanno «più soldi che con la droga», fortunata definizione cristallizzata nelle intercettazioni dell'inchiesta Mafia Capitale.

Ora una nuova ondata di richiedenti asilo - 3.185 in tutto - dopo aver affrontato le insidie del mare sui barconi, si prepara a sbarcare a Roma. Ovviamente in periferia. Il bando di gara della Prefettura per individuare le strutture d'accoglienza è di febbraio scorso. Chiuso pochi giorni fa, è stato aggiudicato il 28 aprile (segnatevi la data). Curiosamente, la gara per il lotto che comprendeva il centro storico di Roma - che assegnava 4,3 milioni di euro, non bruscolini, per ospitare per sette mesi 508 rifugiati - è andata deserta. I richiedenti asilo finiranno come sempre ben lontano dai monumenti tanto cari ai turisti e al sindaco pedonalizzatore Ignazio Marino. Tra loro, 242 sono destinati a Roma Nord. Verranno ospitati in parte, almeno un centinaio, nella ex scuola privata «Socrate», in via del Casale di San Nicola, tra boschi, villette e strade malmesse, dove fervono i lavori di adeguamento a cura della coop aggiudicataria, «Isolaverde». E dove i residenti della zona, riuniti in un comitato, promettono battaglia. Rimarcano non solo la «caduta dall'alto» della decisione, ma anche la mancanza nella struttura dei requisiti richiesti dalla Prefettura e una serie di anomalie.

Alcune riguardano la struttura. L'ex scuola non avrebbe nemmeno l'allaccio alla rete fognaria, oltre a trovarsi in una zona non urbanizzata, lontana dai mezzi pubblici un paio di chilometri e su una strada dissestata e del tutto priva di illuminazione notturna, ad onta di quanto previsto dal bando prefettizio. Una di queste anomalie, invece, è temporale.

«Ci siamo accorti dei lavori nella scuola lo scorso 23 aprile, e gli operai hanno spiegato che stavano lavorando per allestire un centro di accoglienza per profughi», spiegano al comitato di zona. Insomma, la coop avrebbe cominciato i lavori per prepararsi ad accogliere i profughi con un buon anticipo sulla sicurezza di aver vinto il bando. Ossia almeno cinque giorni prima che la prefettura di Roma aggiudicasse la gara, quando nel locale municipio, il XIV, nessuno sapeva ufficialmente nulla dell'arrivo dei richiedenti asilo. I lavori inoltre sarebbero stati condotti senza troppa attenzione alla sicurezza sul lavoro, assicurano i residenti della zona mostrando foto di uomini sul tetto col caschetto ma senza imbragature o ponteggi. E sempre il comitato assicura che, almeno fino a lunedì scorso, non sarebbe nemmeno stato siglato il contratto d'affitto tra i proprietari e la coop Isolaverde, che in zona gestisce già un camping sulla via Tiberina, attivo da anni come villaggio per l'accoglienza dei rom sfrattati dai campi nomadi, e che proprio due giorni fa è stato teatro della fuga di una buona parte dei 70 profughi eritrei arrivati da pochi giorni. Con allarme sanitario annesso, visto che tra i pochi rimasti, una ventina, almeno due sono stati ricoverati per sospetta Tbc, e molti sono malati di scabbia. Malattie che potrebbero aver contratto anche quanti se ne sono andati.

Con queste premesse, chi vive in quest'angolo di campagna romana non è proprio entusiasta di ritrovarsi tra i vicini il centro d'accoglienza. Oggi il comitato, che annuncia un presidio permanente, incontrerà il prefetto di Roma Franco Gabrielli nella sede del Municipio. Per loro, quella scuola è priva dei requisiti urbanistici, igienico-sanitari, di sicurezza e prevenzione incendi previsti dal bando. E mancherebbe anche la Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, che i vigili urbani in quattro diversi sopralluoghi al cantiere avrebbero richiesto invano.

Forse ai residenti tocca rassegnarsi. Anche la toponomastica, in fondo, rema contro di loro. San Nicola, che dà il nome alla via, è patrono dei forestieri. Agli indigeni, semmai, andrebbe dedicata una strada - a due passi dal futuro centro d'accoglienza - dal nome eloquente per i romani: Piansaccoccia.