Romeno sgozza madre e sorellina. Poi le getta nel fiume

L'uomo ha fatto a pezzi i corpi e ha nascosto i resti in tre borsoni

Marino SmiderleAi carabinieri ha raccontato la trama di un film dell'orrore. Il figlio ventenne arriva a casa di sera, litiga di brutto con la madre che lo invita, per l'ennesima volta, a trovarsi un lavoro serio e un'altra sistemazione. Lui prende un coltellaccio da cucina e le taglia la gola. La sorellastra di 11 anni sente le grida della mamma, corre di sopra e scopre la mattanza. Non fa neanche in tempo a urlare: il fratellastro le stringe le mani al collo fino a strangolarla. E poi? Come prosegue il film? No, non c'entra Dario Argento. Perché non è un film. Il protagonista è proprio quel giovane che sta raccontando la storia con la freddezza di un entomologo che seziona gli insetti. La sera del 13 febbraio in quella casa di Albaredo d'Adige (Verona) c'era lui, Andrei Filip. «Basta, non puoi andare avanti così, vai via da questa casa», gli grida la madre, Mirela Balan, 41 anni, badante romena da dieci anni in Italia. Nel cervello del ventenne scatta qualcosa che lo trasforma in un mostro razionale. Sgozza la madre, per cominciare, con fulminea crudeltà. E non si impietosisce neanche davanti agli occhi della sorellastra Larisa, 11 anni, strangolata subito dopo senza pietà. I carabinieri di Verona restano impressionati dal gelo con cui ricostruisce i delitti. Una settimana fa era stata l'altra sorella del giovane, Oana, 22 anni, a denunciare la scomparsa di Mirela e Larisa. Sì, perché la serata del terrore non si era conclusa con i due delitti efferati. No, Andrei ha fatto tante altre cose, neanche fosse un killer di professione. Per prima cosa ha preso il bancomat della madre ed è andato a prelevare 200 euro. Ha tentato di prenderne altri, ma probabilmente era stato raggiunto il limite dei prelievi. Poi è tornato a casa, ha preso un grosso coltello e ha fatto a pezzi i corpi delle due poverette. Ha infilato i resti in tre borsoni, ha fatto tre viaggi a piedi fino al ponte che collega Albaredo a Ronco e li ha gettati nell'Adige, confidando che la corrente facesse il suo mestiere. È di nuovo tornato nella casa dell'orrore, ha ripulito tutto con spazzolone e strofinaccio e il giorno dopo ha preso un pullmino a San Bonifacio (Verona) per andare in Romania a trovare il padre, da tempo separato dalla madre.Questo viaggio improvviso, organizzato proprio in coincidenza con la sparizione della madre e di Larisa, ha subito insospettito i carabinieri del capitano Lucio De Angelis, comandante della compagnia di Legnago, che ha coordinato le indagini dopo la denuncia di scomparsa. E così venerdì scorso, alle tre di notte, quando il ventenne è tornato ad Albaredo, a casa della sorella ha trovato ad attenderlo proprio i carabinieri. Messo alle strette in caserma, prima ha tentato di negare, poi, rivivendo tutte le fasi della mattanza, ha iniziato a fornire i macabri dettagli nel corso di una confessione interrotta solo dalla richiesta di una sigaretta e di una sosta in bagno. Nel frattempo i carabinieri del Ris di Parma stavano passando al setaccio col Luminol la casa dell'orrore. Al termine sono scattate le manette: è accusato di duplice omicidio e occultamento di cadavere. L'Adige non ha ancora restituito i corpi. È l'unico fotogramma che manca in questo tragico film girato nella Bassa Veronese dalla lucida follia di un gelido ventenne.