Come rovinarsi il giorno di Ferragosto tra menù sgangherati e orchestre suonate

Giovanni Arpino racconta usi e abusi di un Paese. Neanche troppo immaginario

Dalle cronache di un Paese amato in tutto il mondo per le sue apparenti od occulte delizie e per l'immenso ventaglio di sagre, fiere, opportunità turistiche che rendono la sua estate una stagione senza rivali, abbiamo derivato una mappa, frutto di attenta documentazione condotta tramite riviste specializzate, pagine apposite per vacanzieri, appelli e programmi di enti locali e di comitati d'ogni sorta Ecco, offerto al nostro viaggiatore e lettore ideale, un breve elenco che gli servirà da guida, indispensabile e suggestiva perché nessun Paese è e mai sarà «quel» Paese.

Camion scheletriti

Non visitate più basiliche, del resto fatiscenti, o musei sempre chiusi, bensì i maestosi cimiteri-anfiteatri degli sfasciacarrozze che illeggiadriscono ogni periferia di ogni città. Macchine incredibili, camion scheletriti, cingolati vari, carrozzelle per invalidi, fantasmi di trattori e gru, ruggini spettacolari vi saranno spiegati dal proprietario, solitamente in canottiera e alle prese con una fetta di anguria. La visita è gratuita, anche se è consigliata la mancia per il detto sfasciacarrozze, individuo notoriamente molto colorito e sovente assunto quale comparsa negli ultimi film neorealistico-lurido-erotici, ove lui offre, sempre in canottiera, prestazioni e commenti linguistici. La sua discorsività estroversa farà acquisire al visitatore epiteti indispensabili al prosieguo degli itinerari in osterie, locande, bus, spiagge, gelaterie e scontri con quei cortei che nel Paese, sotto varie bandiere, interrompono la circolazione stradale e bloccano ora un aeroporto ora un distributore di benzina.

Un lieto groviglio

Tutte le mode inventate dalle misere estati estere, nel Paese che vi suggeriamo, vengono abilmente artefatte secondo uno stile indigeno senza confronti. Si piglino, ad esempio, i giochi in voga in questo 1981: il più appetito è il «sexy-puzzle», grazie al quale si compongono in salotti e spiagge corpi umani accostando frammenti plastificati di membra maschili e femminili. Nel Paese, questo gioco lo si conduce ammucchiando arti autentici, in uno spontaneo e lieto groviglio tra meloni, aglio e olio, cabine balneari, docce unisex, lattine gettate. Unica avvertenza: non dimenticare, alla fine, brandelli personali, protesi varie, biancheria intima, occhiali, suocere e bambini.

Il fumo e l'arrosto

Un consiglio: non criticate mai i mari sporchi. Vi risponderebbero: noi non sappiamo nuotare, quindi il mare ce l'avete sporcato voi stranieri potenti con le vostre petroliere zozzone; noi infatti, per sfida, seguitiamo a mangiare crostacei e vongole varie, crudi, sbeffeggiando ogni vibrione. Dopo questa risposta, però, potete essere certi che il sorriso più amichevole tornerà sul volto del vostro interlocutore. Costui, per dimostrarsi privo di cattive intenzioni, vorrà magari offrirvi a tambur battente, qualunque sia l'ora, una pizza ovviamente annerita su carboni fumanti. Accettate. È un'esperienza unica, vi farà dimenticare qualsiasi tipo di barbecue texano o argentino o caucasico. Infatti il fumo, in quel Paese, è da tutti considerato più importante dell'arrosto.

Brividi e ruderi

Di sera è praticamente obbligatorio frequentare, se si è adulti e acculturati, un luogo denominato «teatro classico». Se si è giovani, invece, si può tentare la sorte in luoghi detti di «aggregazione», che le municipalità rosse o bianche, o biancorossovariegate, disseminano in ogni angolo di città e villaggi. Orbene, il «teatro classico», dove vengono recitati testi antichi tra ruderi più o meno posticci o decrepiti, lampade fastidiose, brividi reumatici e zanzare invincibili, non lo scorderete mai più. Vecchi attori consumano le forze residue in ululati catarrosi credendosi Agamennone e Ifigenia, orchestre sudaticce si sfrenano in sarabande operistiche che vengono interrotte solo da temporali immani. Ma vi è anche un rito da consumare: potrete sottrarre una scheggia, una pietra, o anche un architrave del tempio, che l'anno venturo sarà sostituito da un hangar. Il furto è non solo consentito ma benedetto e guidato da appositi personaggi detti, chissà perché, «tombaroli». Per chi invece sceglie i citati luoghi di «aggregazione», ogni suggerimento è superfluo. Andate, ma portandovi qualche leggera arma difensiva, un piccolo scudo (il coperchio del water d'albergo, ad esempio: è consentito) oppure una manovrabile padella contundente. E fatevi tatuare sul braccio il numero del passaporto, sempre utile in caso di irruzione poliziesca.

Tirannie familiari

Celebre per la sua cucina, codificata in due milioni di piatti ma sempre diversa, questo curioso e amabile Paese vi sorprenderà: se siete colti procuratevi qualche dizionario gastronomico, altrimenti non riuscirete a decifrare le «suggestioni» proposte da questo e quello chef e soprattutto da nonne, zie, babbi dello stesso chef. ln ogni metropoli, in ogni paesucolo, non v'è chef che non sia vittima di tirannie familiari, autentiche o abusive. Tra i «rigatoni di nonna A.», il «vino del mi babbo», le «orecchiette della zia B.» (non spaventatevi, si tratta di pasta onestissima, il cannibalismo in questo Paese esiste solo a livello politico, mai a tavola) cadrete in vari imbarazzi. Cercate dunque di orientarvi tra pappardelle, panzerotti, coregone e altre astruse denominazioni, respingendo il turistico prosciutto e melone, «eternel et banal», che una servotta scarmigliata cercherà di affibbiarvi proprio perché siete stranieri. Se non lesinerete sulla mancia, padroni e addetti vari gareggeranno per offrirvi un «liquorino della casa», o nero o verdastro. A questo punto, salvatevi con fughe e democratici sorrisi.

Una fatica inutile

Auguri, amici del nostro club. E non lasciate a casa il vostro spirito d'avventura: è indispensabile in quel Paese, così misterioso, seducente e mitico al di là dei superficiali aspetti. Malgrado i rischi impliciti in ogni viaggio, ritroverete - sempreché sappiate cercarla - la vostra individualità. Perché quello è l'unico Paese popolato di individui e non da cittadini. È la sua forza, al di là di ogni sgangheratezza. Cercate di capirlo, prima di tentare di giudicarlo. Loro stessi, gli indigeni, hanno smesso da tempo di giudicarsi, ritenendo questo esercizio la più inutile delle fatiche. Avranno o no ragione?

26 luglio 1981