Rovinato per un modulo compilato male

Modena Per un errore della banca, finì nell'elenco dei cattivi pagatori. E nessuno gli fece più credito, portando la sua azienda al fallimento e lui sul banco degli imputati per mancato versamento dell'Iva. Otto anni dopo l'assoluzione. Che non rimette però insieme i cocci di una vita distrutta dalla burocrazia. Roberto Reggiani (in foto) non ha festeggiato quando il Tribunale di Modena, due giorni fa, lo ha assolto dall'accusa di frode fiscale. Tra il 2010 e il 2011 non aveva onorato i debiti con l'erario «per cause di forza maggiore», come ha stabilito il giudice Domenico Truppa, di fatto equiparando a terremoti, frane e sciagure varie le follie burocratiche. Per il costruttore modenese il calvario era iniziato nel 2008: l'istituto bancario che segue le pratiche della sua azienda si fonde con un altro. Nel passaggio di fascicoli un modulo malredatto spedisce l'imprenditore nel girone di quelli che la Centrale Rischi di Bankitalia ritiene a rischio-insolvenza. L'effetto domino è micidiale: le banche chiudono i rubinetti, l'impresa va in affanno, i dipendenti fanno causa. Nel 2012 si prova il concordato preventivo ma il tentativo fallisce perché intanto il gruppo, gravato da stipendi e forniture non pagati, è in rosso di 20 milioni. Nel 2013 il fallimento. Eppure, certifica ora una sentenza penale, nessuno avrebbe perso il posto e un'azienda sarebbe ancora viva e vegeta se quel famigerato modulo fosse stato ben compilato o almeno subito corretto. Invece no, perché in Italia per placare la sete del moloch dei burocrati servono sacrifici umani. GPI