Le ruspe sulle ville dei Casamonica

La Raggi esulta, rabbia del clan: «Siamo italiani da 7 generazioni»

Stefano Vladovich

Roma «Siete voi i veri criminali». La rabbia in via del Quadraro 110 esplode appena viene acceso il motore della prima ruspa. Il mezzo entra in azione alle 10 in punto. Ma fin dalle 8 della mattina vigili urbani e polizia permettono agli ex occupanti di portare via mobili e oggetti personali. Parte così, fra polemiche e apprezzamenti bipartisan (compresi i complimenti alla sindaca dall'ex premier Matteo Renzi) la prima operazione di ripristino della legalità nel quadrante Sud Est della capitale. Una zona dove, da oltre 50 anni, la legge e i vincoli vengono calpestati sotto gli occhi di tutti.

In prima fila, manco a dirlo, la sindaca che fra un post e una diretta Facebook trova anche il tempo per coordinare le operazioni. A cominciare dalla prima «acciaccata» a una villetta arancione. Lo spiega la stessa Raggi in streaming: «Questa viene definita acciaccata, serve a rendere la casa inagibile. E questo è quello che accadrà a tutte le altre ville prima di essere completamente demolite». Una corsa contro il tempo, sembra un paradosso ma non lo è. Obiettivo: impedire alla famiglia Casamonica di rientrare negli appartamenti in caso arrivi una sospensiva. Difficile, dunque, con i tetti scoperchiati e le mura abbattute. In un secondo tempo le ville abusive verranno abbattute del tutto e l'area, 2mila metri quadrati, ripulita e restituita alla città. Acquedotto Felice compreso.

Il legale della famiglia Casamonica, d'altro canto, sta facendo l'impossibile per evitare il peggio. «Sto effettuando alcune verifiche per accertare se ci sono i termini per impugnare l'ingiunzione di demolizione - spiega l'avvocato Tiziano Gizzi - L'ordinanza di sgombero risale al 1997 e quindi sono scaduti i termini per un ricorso di tipo amministrativo». Intanto monta la protesta: «Siamo italiani di 7 generazioni. Che fate, aiutate gli stranieri e noi italiani no? Che dobbiamo fare? Andremo a casa di Salvini e della Raggi». «Siete come Mussolini - urlano altri sinti -, siete criminali. La Raggi ci ha mandato via in un giorno e in un giorno ci deve trovare un alloggio. Dove andremo con i nostri figli?». «Non ci hanno detto nulla. Non ci aspettavamo di essere sgomberati. Stanotte abbiamo dormito in macchina con 10 bambini» racconta Luciano Casamonica.

Sono proprio le rivelazioni di un fedelissimo di Luciano, Massimiliano Fazzari, a permettere alla Dda di incastrare 37 membri del clan e sbatterli in galera con le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura. L'uomo continua: «Qui vivono mia nipote e mio figlio. Sono con loro da ieri per aiutarli. C'è anche una mia nipotina malata uscita pochi giorni fa dall'ospedale. Stavamo qui da 50 anni. Non capisco perché hanno sgomberato tutto così, senza preavviso». Alle 10,30 viene abbattuta una seconda villetta. All'interno, sulle pareti e sui soffitti, stucchi e pitture stile pompeiano. «A Roma abbiamo cominciato e non ci fermeremo finché non avremo abbattuto anche l'ultima villa di questi stramaledetti» commenta il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.