Russia più conciliante: «Per adesso niente prove»

Causa maltempo è saltato l'incontro tra Vladimir Putin e i capi delle Federazioni sportive russe. Imprevisto che ha scatenato i malumori del premier. La riunione, convocata ufficialmente per discutere della preparazione degli atleti a Rio 2016, era dedicata - in realtà - al ciclone doping che ha investito il Paese. In seguito al rapporto della Wada la Russia rischia di essere sospesa per due anni da ogni competizione, Olimpiadi incluse. Una possibilità che «esiste perché a qualcuno conviene togliere di mezzo un concorrente diretto e ad altri conviene danneggiare l'immagine del Paese» ha sostenuto Vitali Mutko, ministro dello Sport russo, aggiungendo di escludere un provvedimento del genere «se nelle organizzazioni internazionali c'è almeno una certa percentuale di impegno nell'interesse dello sport e degli atleti». Ma c'è l'impegno? Il timore di un clamoroso castigo sportivo fa tremare il Cremlino. Lo sport è sempre stato il suo miglior biglietto da visita. Per ora si parla di accuse infondate, almeno finché non saranno provate. Per ora.Ma le reazioni a quello che la stampa sportiva russa ha battezzato come il «lunedì nero» spaziano dalla tesi complottista a posizioni maggiormente concilianti. Per Dmitri Peskov, portavoce di Putin, «finché non saranno fornite le prove, è difficile accettare accuse senza fondamento». E se Valentin Balakhniciov, per oltre 20 anni presidente della federatletica russa, ha annunciato l'intenzione di ricorrere al Tribunale sportivo di arbitrato a Losanna per difendere i «miei interessi personali e quelli del Paese», il suo successore, Vadim Zelicionok ha ammesso che il doping è stato un problema in passato ma ha assicurato che «ora non c'è corruzione, posso giurare sulla Bibbia». E ha evocato un non meglio precisato «elemento di carattere premeditato» nel rapporto Wada, auspicando che la Iaaf «mostri prudenza» e consenta agli atleti russi di partecipare a Rio 2016.Già, Rio. E qui sta il punto. Senza la partecipazione russa gli Usa farebbero il pieno di medaglie. Ecco perché si rischia una contemporanea guerra fredda. Non ha dubbi Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca: «Non ritengo ci siano motivi per mettere in dubbio i risultati dell'indagine della Wada». Nel frattempo Mosca chiude il laboratorio antidoping. I campioni per i test saranno affidati a laboratori stranieri. Cadono anche le prime teste con le dimissioni del suo direttore, Grigori Rodchenkov, accusato di occultare il doping, di estorcere soldi agli atleti e di aver distrutto 1417 campioni sospetti: la commissione Wada aveva chiesto per lui il bando a vita. La chiusura del laboratorio potrebbe essere un brutto colpo anche per i Mondiali di calcio che la Russia ospiterà nel 2018, peraltro già finiti nello scandalo Fifa tra sospetti di corruzione per la loro assegnazione. Intanto, per 19 mesi, sarà la Fifa a gestire il programma antidoping per la Confederation Cup, in programma sempre in Russia nel 2017.Ma lo tsunami doping nell'atletica leggera non si ferma certo in Russia. Dick Pound, capo della commissione Wada che ha completato il primo devastante rapporto, ha anticipato i prossimi obiettivi: Kenya, Etiopia e Turchia. Rischiano grosso gli africani dominatori delle discipline di resistenza. Rischiano i nuovi fenomeni turchi, già decimati da una recente indagine interna che ha squalificato 31 atleti. Un nuovo rapporto Wada arriverà a metà gennaio.