Il sabotaggio dell'alta velocità: il rogo anarchico blocca i treni

Incendiati all'alba i cavi alla stazione di Bologna Santa Viola. Circolazione ferroviaria interrotta e rallentata. Sul luogo trovata una rivendicazione dei No Tav. Alfano: «Non ci faremo intimidire»

T raffico ferroviario in tilt nella Penisola. Ieri un incendio doloso contro le linee dell'alta velocità, nei pressi della stazione di Santa Viola, periferia Ovest di Bologna, ha bloccato la circolazione dei treni, creando pesanti disagi soprattutto al Nord.

Il sabotaggio, siglato No Tav, è avvenuto verso le 4,30 in via del Triumvirato, tra due cavalcavia ferroviari, facilmente accessibili dalla strada. Quattro pozzetti e altrettante canaline, distanti una cinquantina di metri l'una dall'altra, contenenti collegamenti di cavi elettrici e fibre ottiche, sono stati dati alle fiamme contemporaneamente con stracci imbevuti di liquido infiammabile. Tre roghi, che riguardavano la linea veloce, sono stati spenti rapidamente dalla Polfer e i convogli hanno ripreso a circolare alle 13,30. Per domare le fiamme nel quarto impianto, che interessava invece la linea convenzionale per Milano, è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco e dopo le 10,30 i treni sono tornati operativi. Ma i problemi non sono mancati per i passeggeri, che hanno dovuto sopportare ritardi anche di tre ore un ovunque.

Le indagini di Digos, Polfer e Scientifica hanno puntato subito all'area anarchico-insurrezionalista, perché a tre metri dal rogo è stata trovata una scritta «Tav», con una saetta sotto, e altre due scritte «No Tav» sono state trovate sui muri di recinzione ai lati della massicciata. In giornata sono state passate al setaccio alcune abitazioni di attivisti che gravitano a Bologna e potrebbero aver agito per protestare contro la sentenza di primo grado, che il 17 dicembre ha condannato 4 autonomi accusati dell'incendio di un compressore nel cantiere dell'Alta Velocità in Val Susa.

Ma quello di ieri è solo l'ultimo anello di una catena di blitz compiuti dagli autonomi contro le infrastrutture dello Stato, l'ultimo dei quali tre giorni fa quando a Rivezzano, in provincia di Firenze, erano state piazzate due bottiglie incendiarie tra i binari. Proprio per questo gli uffici investigativi di Firenze e Bologna collaborano a stretto contatto, condividendo le informazioni.

A maggio, invece, nei pressi della linea alta velocità Bologna-Milano a Lavino di Mezzo erano stati tranciati alcuni cavi di rame e incendiati due pozzetti a fianco dei binari. Ma la lista è lunga ed è evidente che dietro a questi atti incendiari non ci sia una sola mano, ma gruppi che spesso nemmeno si conoscono, ma condividono un'unica strategia: minare la modernizzazione del Paese. A seguire le indagini a Bologna è il procuratore capo Roberto Alfonso che ipotizza i reati di pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento seguito da incendio. Alfonso fa sapere che tutti gli atti verranno riletti e saranno analizzati anche fascicoli di casi precedenti: «Vedremo se c'è, e io ritengo che ci sia, un filo comune». Gli episodi di Bologna e Firenze sono al vaglio anche della Procura di Torino che indaga sulle france estreme dei No Tav.

Per il ministro dei trasporti Maurizio Lupi si è trattato di «un atto terroristico che rivela un cambio di strategia». «Non potendo impedire questo cantiere - dice - si sono spostati a colpire i simboli della Tav». Il ministro dell'Interno Angelino Alfano è netto: «Chi si oppone all'alta velocità sappia che non ci intimidirà. Non ci faremo impaurire». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, invece, abbassa i toni: «Non torniamo a rievocare parole del passato, è in atto un'operazione di sabotaggio». Ma il questore di Firenze, Raffaele Micillo, è certo che ci sia una strategia comune: «Creare problemi all'alta velocità è un cavallo di battaglia del mondo anarchico e noi ci stiamo muovendo in questa direzione».

Nella zona ci sono telecamere ma vista la nebbia di ieri è probabile che i filmati non saranno di grande aiuto e gli anarchici potrebbero restare nell'ombra. E pensare che ieri cadeva anche il trentesimo anniversario della strage del Rapido 904.