Il sacrificio dell'uomo che lotta contro l'odio

C'è un eroismo della vita quotidiana che restituisce il senso dell'umanità a un mondo troppo spesso in preda alla violenza più brutale. Gli attentati di Berlino, Nizza, Parigi e altri ancora mettono sotto i riflettori la crudeltà che può raggiungere l'uomo in preda al fanatismo, ma illuminano anche la bellezza di una generosità non richiesta, l'amore per la vita degli altri al punto di rinunciare alla protezione della propria. È il gesto eroico che tutti e nessuno, al tempo stesso, sono in grado di compiere.

Il camionista polacco ha dato la sua vita nel tentativo estremo di ostacolare la folle corsa del suo camion, sottrattogli da uno spietato musulmano, mentre veniva lanciato contro gente inerme, che il destino aveva portato per le strade di un mercato natalizio di Berlino. Un gesto che ricorda quello compiuto da Frank, a Nizza, quando con il suo scooter cercò di bloccare quel tir bianco, che correva lungo la Promenade des Anglais, dove avrebbe ucciso tanti innocenti. Frank fu ammazzato come un cane randagio.

L'aereo United Airlines 93 fu dirottato l'11 settembre 2001: non raggiunse il suo obbiettivo, il Campidoglio o la Casa Bianca, schiantandosi in un campo, perché un manipolo di passeggeri, lottando con i dirottatori di Al Quaida, riuscì a evitare la catastrofe.

Prima di essere sgozzato da due miliziani dell'Isis, padre Jaques Hamel, 86 anni, ha cercato di difendere dalla profanazione la sua chiesa a Rouen. Non ha voluto inginocchiarsi davanti ai due arabi, come segno di sottomissione all'Islam. Per padre Jacques è stato più facile ascoltare la voce della sua fede e difendere, con la morte, la dignità e la libertà dei propri fedeli.

Si ricorderà Faraaz Hossain, 20 anni, assassinato a Dacca, all'Holey Artisan Bakery, insieme ad altre 19 persone. I terroristi jihadisti lo avevano risparmiato, perché musulmano e a conoscenza del Corano, e si erano accaniti contro gli occidentali che non sapevano a memoria i versi del loro testo sacro. Ma Faraaz volle rimanere con i suoi amici, condividendo la loro sorte, per dimostrare che ci può essere un altro Islam, diverso da quello acclamato dai fondamentalisti.

E si va incontro alla morte anche per non lasciare che l'arte cada nelle mani distruttrici dei barbari. Era riuscito a nascondere centinaia di statue in un luogo sicuro prima che i miliziani dello Stato Islamico arrivassero a conquistare Palmira. Gli uomini del califfato hanno catturato lui Khaled Asaad, 82 anni, responsabile del sito archeologico , che avrebbe potuto fuggire: non ha voluto salvarsi, non ha rivelato il nascondiglio delle opere d'arte, è stato decapitato davanti alla folla, il corpo appeso a una colonna, a una meravigliosa colonna di Palmira: la bellezza difesa a costo della vita.

Perché, l'eroismo? È come chiedersi perché si dà un senso alla propria esistenza attraverso la difesa degli altri o per testimoniare la propria fede, il proprio amore per la bellezza. Il perché è nel mistero più profondo della vita che concede a un mondo avaro di umanità, proprio quando sta precipitando nell'abisso del non-senso, la speranza. Un coraggio sovrumano, che talvolta si manifesta senza essere programmato, immediato come un lampo che rischiara la notte. E in quegli attimi di luce, in cui una piccola esistenza giganteggia per la sua dedizione verso la vita degli altri, si può osservare, senza temere di illudersi, il volto vero della speranza che lotta corpo a corpo contro le potenze del nulla.