Salah «canta» con i magistrati: «Volevo farmi saltare allo stadio»

Lo stragista di Parigi arruolò tre siriani in Germania Hollande insiste con i belgi: estradizione al più presto

Luigi GuelpaSi è nascosto in cantina, ha dormito nelle automobili e negli ultimi giorni di latitanza ha persino fatto il pieno di anfetamine pur di non chiudere mai gli occhi. Salah Abdeslam sapeva che la sua condizione da primula rossa stava per sfiorire. Le indiscrezioni che arrivano dal primo interrogatorio di Bruxelles dipingono un uomo che sentiva il fiato sul collo della polizia e avvertiva la sensazione di essere stato tradito. Fonti vicine all'agenzia dell'antiterrorismo belga parlano di intercettazioni ambientali nella cella del carcere di Saint-Gilles dove sono rinchiusi Hamza Attou e Mohammed Amri, i fedelissimi (evidentemente non fino all'ultimo) che lo riportarono a Bruxelles dopo la strage perpetrata al Bataclan.Abdeslam si sarebbe dimostrato collaborativo nel colloquio con i magistrati. Ha ammesso di trovarsi a Parigi il 13 novembre scorso. «Volevo farmi esplodere allo Stade de France ma ci ho ripensato», avrebbe rivelato agli inquirenti, secondo quanto riferito in conferenza stampa dal procuratore di Parigi François Molins. Il 26enne jihadista franco- marocchino potrebbe ulteriormente vuotare il sacco, ma l'avvocato Sven Mary chiede in cambio che non venga estradato in Francia. Qualcosa di molto importante l'avrebbe già raccontato, confermando un viaggio a Ulm (sud della Germania) il 3 ottobre per andare a recuperare «manovalanza» in previsione degli attentati parigini. Assieme al complice Amine Choukri, anche lui fermato venerdì a Molenbeek, raggiunse il centro di accoglienza per rifugiati «Sporthalle des Kepler» e chiacchierò a lungo con tre siriani, poi arruolati per le operazioni del 13 novembre. Il Kepler di Ulm è il luogo da dove partirono con destinazione Colonia almeno 15 dei 58 immigrati arrestati per le molestie sessuali della notte di Capodanno. Da ieri sera Abdeslam si trova rinchiuso nel penitenziario di Bruges (80 km da Bruxelles), a disposizione dei giudici che lo interrogheranno mercoledì. Poiché si oppone all'estradizione in Francia, ha spiegato Mary, entro i quindici giorni successivi dovrà tornare in aula. Il governo francese lo vuole in tempi rapidi a Parigi, Hollande ne sta facendo una questione di principio e il rischio di un incidente diplomatico con il Belgio è nell'aria. Non a caso verrà messo in agenda entro venerdì un vertice tra i ministri degli Esteri e della Giustizia dei due Paesi. La querelle viene alimentata dall'avvocato Mary che ieri ha gettato ulteriore benzina sul fuoco affermando che è «ora di finirla di inginocchiarsi e continuare con questo senso di colpa che il Belgio sembra avere nei confronti della Francia dopo gli attentati». Il ministro della Giustizia francese Jean-Jacques Urvoas è comunque convinto che Abdeslam verrà estradato «al massimo entro tre mesi». Il braccio di ferro è in atto mentre l'Interpol chiede massima collaborazione tra Francia e Belgio (estesa agli altri Paesi dell'Ue) e attraverso il segretario generale Jurgen Stock gela gli entusiasmi sui risultati della caccia grossa in rue des Quatre Vents. «È finito in manette solo un tassello di un vasto puzzle. Chiunque sia legato a Abdeslam teme che la sua posizione possa essere rivelata e cercherà di fuggire o si renderà protagonista di gravi crimini». Gli fa eco il premier belga Michel: «Abbiamo vinto una battaglia ma non la guerra». Con la sensazione, tutt'altro che implicita, che le cellule jihadiste si stiano organizzando in tutta l'Europa per perpetrare nuovi attacchi.