Salta la messa per il boss L'«obbedisco» del prete che ora si appella al Papa

L'ordine del vescovo: annullata la cerimonia di suffragio. Il sindaco: parroco incompatibile

Bepi Castellaneta

Bari Le porte della chiesa sbarrate, le strade silenziose e ancora immerse nel buio, a malapena rischiarate dalla luce dei lampeggianti di polizia e carabinieri rimasti a presidiare la piazza. Alla fine la messa in suffragio del boss ucciso non c'è stata e poco prima dell'alba Grumo Appula, provincia di Bari, è un paese deserto. Il giorno prima il questore Carmine Esposito aveva disposto che la celebrazione avvenisse alle 6 del mattino e non nel pomeriggio, come invece voleva il parroco. Il quale però ha rinunciato adeguandosi all'ordine partito dalla Curia. Tuttavia il caso non è affatto chiuso. Tanto che il sacerdote, don Michele Delle Foglie, annuncia l'intenzione «di far giungere un appello a Papa Francesco affinché precisa in un messaggio affidato ai microfoni di Radionorba mi riceva come un padre accoglie un figlio nel dolore. Le sante messe prosegue non si celebrano in onore dei defunti, le sante messe si celebrano a suffragio dei defunti e quanto più si è peccatori tanto si chiede la misericordia di Dio».

Il caso è scoppiato quando per le strade di questo sonnacchioso centro agricolo sono spuntati alcuni manifesti funebri in cui don Michele «invita la comunità dei fedeli alla celebrazione» in suffragio di Rocco Sollecito, boss di Cosa Nostra, assassinato in un agguato a colpi di pistola il 28 maggio scorso a Laval, sobborgo di Montreal, Canada. Un omicidio eccellente: la vittima infatti è un nome pesante della criminalità organizzata italiana radicata oltre Oceano e secondo gli investigatori il delitto rientra in una sanguinosa guerra tra clan combattuta tra le cosche di mafia siciliana e ndrangheta. Ecco perché il 6 giugno il questore di Bari, Carmine Esposito, vietò i funerali in forma solenne a Grumo Appula ordinando che si tenessero all'alba per ragioni di ordine pubblico. Ma a distanza di qualche mese il parroco ha annunciato una messa, provvedendo anche ai manifesti in cui peraltro si definisce «spiritualmente unito ai familiari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina». Sono passate alcune ore, il questore ha firmato un secondo provvedimento mentre dalla Curia è partita una reazione durissima: l'arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci, ha firmato una lettera indirizzata al parroco in cui vieta la celebrazione fissata per le 18,30, evidenzia «il grave scandalo» provocato dall'iniziativa e minaccia provvedimenti disciplinari. E così ieri il dispositivo di sicurezza è scattato, dinanzi alla chiesa Matrice di Santa Maria Assunta sono arrivate le pattuglie di polizia e carabinieri, ma le porte sono rimaste chiuse: nessuna messa in suffragio, una decisione che puntualizza il parroco è stata presa dopo la rinuncia della famiglia Sollecito.

A Grumo Appula non si parla d'altro. E il caso diventa anche politico perché il sindaco, Michele D'Atri, non solo bolla il sacerdote come «incompatibile con la città», ma fa riferimento all'attività imprenditoriale del fratello, in procinto di avviare un gigantesco impianto di compostaggio proprio lì in zona «in contrasto dice il primo cittadino con il volere dell'amministrazione comunale». Il paese per la verità è diviso. «Tutti meritano una preghiera», dice la cognata del boss ucciso. E in tanti, nonostante le polemiche e il clamore, difendono ancora il parroco.