Salta tutto, si va verso il voto con Cottarelli traghettatore

L'ex commissario convocato al Quirinale stamattina. Guiderà un governo elettorale che non ha maggioranza

Alla fine c'è stato, lo spacchettamento: grande, totale, devastante, altro che ministero del Tesoro.

È saltato l'intero «governo del cambiamento», con i suoi leader Salvini e Di Maio usciti nel pomeriggio uno dopo l'altro dal Quirinale gialloverdi sì, ma per l'arrabbiatura. È saltata però, di conseguenza, anche l'accondiscendenza concessa - e dichiarata pubblicamente - dal presidente Sergio Mattarella rispetto all'esigenza di un governo che fosse «politico», quindi disponesse di una maggioranza, anche se si poteva prevedere fin dall'inizio che un'ipotesi così eterogenea e arrembante non fosse per niente facile da gestire. Com'era invece probabile, s'è dissolta davanti a un diktat o un nyet, a seconda di come la si voglia vedere, entrambi senza precedenti. Così come senza precedenti sono state le ultime frenetiche trattative che hanno portato Salvini e Di Maio nello studio alla Vetrata del Quirinale, riservatamente, prima che alle 19 fosse ricevuto Giuseppe Conte, per la sua ultima e quasi grottesca fatica di premier incaricato dopo esser sbucato dal nulla: cioé quella di rimettere il mandato (un'ora e passa di colloquio con Mattarella, tra le più misteriose della storia).

Ma il capitolo che si apre adesso sembra essere ancora più preoccupante di qualsiasi candidato incendiario o sgradito sulla poltrona dell'Economia, visto che per prima Giorgia Meloni, e subito dopo i Cinquestelle, stanno valutando una richiesta di impeachment per Sergio Mattarella che, con la sua caparbia volontà di non firmare il decreto di nomina di Paolo Savona, avrebbe reso vana l'espressione della sovranità popolare. Da personalità istituzionalmente responsabile soltanto per «alto tradimento o attentato alla Costituzione» (art. 90) avrebbe travalicato i limiti, assumendo una responsabilità impropria proprio perché «politica» - pur se motivata dall'allarme dei mercati finanziarie quindi dalla difesa di un bene costituzionalmente tutelato come il risparmio dei cittadini.

Eppure il vuoto che si crea, dopo 85 giorni di stallo, di inutile e faticoso lavorìo, rischia di rivelarsi ancora più pericoloso per i risparmiatori italiani (anche se le Borse stamane potrebbero reagire bene). Soprattutto per l'ulteriore conflitto di poteri che sta deflagrando, questa volta sulla data delle elezioni. Salvini e Di Maio sono già partiti in quarta nel chiedere un immediato ricorso al voto (il capo leghista l'ha già annunziato ieri sera in un comizio a Terni, quello grillino nella sua diretta postata sui social), mentre il Capo dello Stato ha già chiarito nel suo intervento al Quirinale (altro strappo a un protocollo che non ha mai visto il Presidente rispondere «politicamente» in quella sede a dei leader politici) che l'eventualità sarà valutata soltanto in futuro, tra qualche mese. Per ora, ha fatto intuire Mattarella, c'è soltanto la sua «iniziativa», ovvero il già preannunciato «governo del Presidente», per il quale è stato convocato stamane al Quirinale l'ex commissario sui conti pubblici Carlo Cottarelli (bocconiano, con un passato al Fondo Monetario internazionale). Si tratterà di un governo che nasce debolissimo, senza nessuna maggioranza in Parlamento né alcuna possibilità a questo punto di aggregarla (disponibili a votarlo potrebbero essere soltanto Pd, Leu e forze minori del Misto, dunque gli sconfitti delle elezioni). Un governo elettorale a tutti gli effetti, sfiduciato in partenza, che accresce ancora una volta la sensazione che il Colle voglia allungare i tempi anche oltre l'autunno, giungendo all'orizzonte della prossima primavera già evocata da Mattarella. Ma quella che sta emergendo è una crisi al buio senza precedenti, con lo sfilacciamento dei poteri, i veleni di una sovranità limitata e una completa Waterloo per il Colle, che pure aveva creduto nel governo del cambiamento e, prudentemente, cercato di addomesticarlo. Ma non c'è niente di peggio di un'illusione delusa, di una promessa tradita, di una carezza che si tramuta in ceffone.