Salvabanche, braccio di ferro Roma-Bruxelles

Il governo cerca una soluzione che eviti il bail-in. Ma non paga i truffati

Gian Maria De Francesco

Roma «Lo scudo Ue per le banche non è un antipasto per altri interventi del governo a favore degli istituti». Il premier Matteo Renzi a L'intervista su SkyTg24 ha cercato di non calcare la mano e di dissimulare tranquillità. L'intensa attività di interlocuzione tra Palazzo Chigi e Bruxelles per cercare una soluzione che eviti il bail in in caso di fallimento del ricorso al mercato è, però, la realtà. Le recriminazioni, infatti, sono sempre le medesime. «Sulle banche - ha aggiunto - ho tanti sassolini da togliere: la Merkel ha messo 247 miliardi di euro nel sistema bancario, a qualcuno poteva venire in mente che bisognava rendere più forti le banche, ma allora (il periodo 2009-2012) l'Italia non l'ha fatto».

Quale la strategia adesso? Per ora l'Italia ha ottenuto dalla Commissione Ue la possibilità di applicare garanzie pubbliche sulle emissioni obbligazionarie delle banche in condizioni di solvibilità. Insomma, se un istituto ha problemi a collocare un bond, lo Stato si fa garante e questa operazione può mettere in moto fino a 150 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva. Il problema, però, è un altro: che cosa accadrebbe se le banche avessero necessità di capitale o se dovessero svalutare ulteriormente i crediti in sofferenza (200 miliardi quelli del sistema), mettendo a rischio il proprio patrimonio? La trattativa tra Renzi, il ministro dell'Economia Padoan e la Commissione verte proprio su questo punto.

Bruxelles ha fatto sapere che «in via precauzionale» si possono seguire le strade già percorse in passato. La direttiva Brrd (quella del bail in) consente già l'intervento pubblico, prima che si passi alla risoluzione dell'istituto, se gli stress test della Bce o le condizioni del mercato evidenzino una necessità di capitale. Si può evitare l'azzeramento delle obbligazioni dei piccoli risparmiatori e il taglio dei depositi sopra i 100mila euro, ma gli investitori istituzionali (fondi, assicurazioni, etc.) sarebbero comunque soggetti a perdite. Questo è, grosso modo, quello che accaduto in Grecia circa tre anni fa. L'esecutivo sta cercando di stoppare, invece, il bail in in tutto e per tutto.

Ecco perché Renzi ieri ha cercato di minimizzare. «Per le vicende del passato lo Stato è già dentro (è azionista) il Monte dei Paschi di Siena. Ma mia opinione è che la soluzione preferibile per Mps sia un'operazione di mercato», ha detto riferendosi proprio all'istituto più in bilico nei prossimi stress test il cui esito sarà comunicato il 29 luglio. L'altra banca che potrebbe avere bisogno di nuovo capitale è Unicredit. Il premier si è limitato agli auguri al nuovo amministratore delegato. «Non conosco Mustier, gli faccio gli auguri di buon lavoro», si è limitato ad affermare. Ora l'obiettivo di Palazzo Chigi è arrivare a definire un quadro chiaro entro la metà del mese in modo da reagire in maniera appropriata ai risultati degli stress test. Ecco perché ieri Renzi ha nuovamente rivendicato di aver bloccato «il sistema di amicizie vergognoso delle Popolari». E quella riforma, non a caso, fu adottata sotto la dettatura di Bruxelles. Cui ora si chiede un favore in cambio.