Salvini arriva in Sardegna E scatta la tregua sul latte

La campagna elettorale piomba sulle proteste dei pastori: ipotesi d'intesa su 72 centesimi a litro

Roma Mentre la situazione dell'ordine pubblico in Sardegna si aggrava e i pastori furiosi minacciano di fare «come i Gilet Gialli», mettendo a ferro e fuoco l'isola, il governo ha una gran fretta di chiudere, anche al ribasso, la trattativa - in chiave elettorale - sul prezzo del latte.

Dopo sette ore di conciliabolo tra governo, Regione, pastori e industriali, al tavolo di filiera convocato dal ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio a Cagliari, la situazione ieri sera era ancora bloccata. I pastori avevano risposto con un rifiuto alla proposta delle cooperative e degli industriali di una griglia con partenza da 70 centesimi al litro per arrivare, entro due mesi, all'euro richiesto dagli allevatori. A sera filtrava l'ipotesi di 72 centesimi, ancora ben lontana dalle richieste, ma Centinaio ribadiva «l'urgenza di arrivare ad una condivisione veloce», superando le resistenze delle parti. Anche perché oggi inizia il tour elettorale di Matteo Salvini in Sardegna, e ci vuole un qualche risultato da esibire. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che a dieci giorni dal voto si è voluto intestare la mediazione, sbandierando la promessa di ottenere l'aumento del prezzo ad un euro, «altrimenti non mi alzo dalla sedia», non può presentarsi a mani vuote. Manca solo una settimana al voto, e c'è il rischio che quella che Salvini immaginava come una marcia trionfale da salvatore del latte e dei suoi derivati diventi un po' meno entusiasmante. Tant'è che la richiesta più pressante fatta dal governo ai rappresentanti al tavolo di ieri sera è stata quella di una «tregua di tre giorni», esattamente il tempo che Salvini dovrebbe trascorrere in Sardegna, guarda caso. Poi il caso verrà riaperto al tavolo del 21 a Roma, ad un passo dalle urne. «Non solo non votiamo noi pastori ma non votano neanche le nostre famiglie se non aumenta il prezzo del latte», minacciavano ieri i manifestanti che assediavano il palazzo della Prefettura di Cagliari, dove era in corso l'incontro.

Il governo promette soldi (pubblici, tra cui 14 milioni del Viminale, non è chiaro a che titolo) per comprare il pecorino in eccesso e tamponare la falla. Che nasce innanzitutto dal precipitoso crollo delle esportazioni: il 42% della produzione del pecorino romano era destinato al mercato nordamericano. Nel 2018 però le esportazioni si sono dimezzate, grazie al neo-protezionismo di Trump e al fallimento dei trattati transatlantici sugli scambi commerciali. Il governo gialloverde ci ha abbondantemente messo del suo: quando nel luglio scorso Luigi Di Maio e lo stesso Centinaio hanno trionfalmente annunciato che l'Italia non avrebbe ratificato il Ceta, ossia il trattato tra Unione europea e Canada che abbatteva i dazi e tutelava i marchi, forse non hanno neppure capito che così avrebbero chiuso un mercato importante per i derivati del latte sardo, che oggi viene buttato per strada. Le esportazioni, che erano salite vertiginosamente nei primi mesi del 2018, sono precipitate. E i prezzi del latte pure.

Commenti
Ritratto di Nahum

Nahum

Dom, 17/02/2019 - 22:47

A quando la guarigione degli infermi o la moltiplicazione dei pani e dei pesci?