Salvini cacciato dal web perché scrive «zingari» «Pazzesco, è stalinismo»

Facebook lo sospende dopo le frasi sui campi da radere al suolo, poi fa una (parziale) retromarcia. E il leghista: «Il 99% degli italiani è con me»

Furia salviniana. È il giorno dell'ira per il segretario leghista che viene estromesso per 24 ore da Facebook , il social network più diffuso al mondo, per l'uso della parola «zingari». La scintilla va ricercata in un post dello stesso Matteo Salvini. Il leader del Carroccio pubblica sul suo profilo un articolo intitolato Salvini e i campi Rom: «Li raderei tutti al suolo», invitando i suoi followers a esprimere direttamente la loro opinione. «Voi cosa fareste?», chiede il segretario. Le risposte sono tantissime, 25.500 «gradimenti» e 2.600 condivisioni del post.

La sospensione ovviamente non va giù a Salvini: « Facebook mi ha sospeso per 24 ore perché ho usato la parola zingari che usava mia nonna». La polemica continua con un altro post, pubblicato su un altro profilo salviniano: «Roba da matti! Proviamo a pubblicare tutti Iva Zanicchi e la sua canzone Zingara? Vediamo se anche così si viene bloccati!». Al post sulla Zanicchi è allegato il video dell'esibizione vincente della cantante al Festival di Sanremo 1969. «Mi sembra di essere in uno stato stalinista dove si viene subito aggrediti appena si dice qualcosa».

Al di là della diatriba con Facebook , Salvini entra nel merito delle reazioni e dell' «ipocrisia» con cui si è trovato a fare i conti. «Se una dichiarazione di banale buonsenso che è condivisa dal 99% della gente normale diventa argomento di dibattito c'è qualcosa che non va. Ripeto, bisogna sgomberare i campi rom, raderli al suolo, abbattere tutte le costruzioni abusive e concedere ai rom tutti i diritti e i doveri degli altri cittadini. Se questo, come dice la Boldrini, è razzista, allora usiamo il dizionario dei sinonimi e contrari e diciamo sistemare, regolarizzare, usate voi il verbo che preferite» dice a Radio Cusano Campus . «L'Italia è profondamente ipocrita, voglio vedere chi abita davanti a un campo rom cosa dice, quando ce li ha fuori dall'ospedale, dal supermercato, quando viene scippato. Qua c'è una comunità di alcune decine di migliaia di persone che vive al di fuori della legge, questo non deve più accadere, soprattutto per la tutela di quei minori educati all'accattonaggio già tra i 5 e gli 8 anni», conclude il leader della Lega.

Con Salvini, che prova «tristezza» per gli «insulti» subiti dalla Cei, si schiera anche Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d'Italia si chiede: «Perché Facebook non riserva lo stesso trattamento alle pagine dichiaratamente blasfeme?». In serata, da parte del colosso «social» arriva una parziale marcia indietro: «Ci siamo resi conto che, mentre uno dei contenuti è stato rimosso correttamente poiché in violazione delle nostre policy riguardanti l'incitamento all'odio, abbiamo anche rimosso erroneamente un altro contenuto. Ci scusiamo per il disagio». Una spiegazione che spiega poco. E soprattutto non cancella quella fastidiosa sensazione di bavaglio.