Salvini davanti al bivio: "O troviamo l'intesa o si ritorna alle urne"

Il leghista pronto alla rottura. Teme un patto di governo senza i temi cari al suo elettorato

Matteo Salvini si «aggrappa» alla fortuna per scacciare le paure di un governo tra Lega e M5s. Timori che trascinano in uno vero e proprio psicodramma il leader del Carroccio. Ansie, incertezze e nervosismo accompagnano il post-consultazioni in casa leghista. Salvini si concede una mezza giornata di riflessione. Solo nel tardo pomeriggio, il leader si rivede all'esterno di Montecitorio prima di un nuovo incontro con Luigi Di Maio. Il leghista ragiona sul rischio di finire in un vicolo cieco e rimette in campo l'ipotesi del ritorno al voto se rimangono distanze programmatiche con il M5s.

Il segretario del Carroccio sa bene che la luna di miele con il popolo del centrodestra non è eterna: il consenso che il 4 marzo una parte dell'elettorato di destra gli ha tributato può scemare, se non mantiene fede agli impegni. La paura di non farcela è concreta: la trattativa con Di Maio per la formazione di un esecutivo giallo-verde ha avuto una battuta d'arresto. Lunedì, al termine del colloquio con il capo dello Stato Sergio Mattarella, Salvini ha certificato la distanza profonda con i grillini sul programma. Eppure, nel day after, il leader della Lega vuole mostrarsi ottimista. Sonda gli umori social della base, si tiene in contatto costante con Giancarlo Giorgetti, il braccio destro a cui spetta il compito di monitorare le evoluzioni sia in casa dei Cinque stelle che tra gli alleati di centrodestra. Valuta l'offerta di Giorgia Meloni e di una pattuglia di deputati forzisti di sfilarsi, ritentando la strada di un governo del centrodestra che vada alle Camere per ottenere la fiducia. Alle dieci del mattino, Salvini sgancia un tweet per inaugurare la giornata più lunga e tormentata: «Coerenza, pazienza, voglia di fare, umiltà e concretezza, e serve anche fortuna». Il leghista chiama in soccorso la buona sorte per scongiurare il fallimento di una linea politica che l'ha spinto all'abbraccio mortale con il M5s. Fallimento che si nasconde dietro l'insidia di un contratto di governo che rischia di sancire la sconfitta per le battaglie politiche della Lega.

Giustizia, sicurezza e immigrazione: Salvini teme di fallire alla prova dei fatti, cadendo nella trappola di un partner inaffidabile e con una forte anima di sinistra. Nello psicodramma di Salvini c'è la preoccupazione dell'asse tra il Colle e M5s che, dopo aver bruciato il nome leghista per Palazzo Chigi (Giulio Sapelli), può essere la pietra tombale sulle politiche sui rimpatri del Carroccio. Dall'ala ortodossa del Movimento non arrivano segnali incoraggianti in tema sicurezza: la senatrice Paola Nugnes boccia la proposta sulla legittima difesa, precisando come «la strada del disarmo sia l'unica da perseguire». Parole che rafforzano i timori del leader leghista, perché a Palazzo Madama i numeri dell'eventuale maggioranza giallo-verde sono risicati. E basterebbe il voto contrario della Nugnes e di altri cinque senatori per affossare i provvedimenti sulla sicurezza di marchio leghista. Errori che il popolo in camicia verde non perdonerebbe al leader. Salvini segue a distanza il negoziato per la stesura del contratto, che al netto dell'ottimismo di Di Maio, non registra passi in avanti. Nonostante ieri il capo politico del M5s abbia offerto una sponda all'alleato nella battaglia contro l'Ue. Salvini non rinuncia all'idea di mandare tutto all'aria. Usando magari la gazebata del prossimo fine settimana. La tentazione è forte anche perché nel centrodestra la riabilitazione di Silvio Berlusconi rimette in parità i rapporti forza tra azzurri e leghisti, spingendo la coalizione, in caso di un ritorno al voto, oltre il 40%.