Salvini non si pente su Tosi «Aveva già scelto di lasciarci»

Il leader leghista snobba gli insulti del dissidente: «Non si spara contro il governatore sotto elezioni»

«Parecchio incazzatello» lo descrivono i colleghi di Strasburgo, dove Salvini legge sull'iPad il duro attacco di Flavio Tosi appena fatto fuori dalla Lega dopo un tira e molla durato otto giorni. La linea è di non parlarne più, archiviare in fretta «beghe» e «chiacchiere» e concentrarsi sulla campagna elettorale, perché il timore - confermato dai sondaggisti - è che la rissa con Tosi non faccia bene all'immagine del Carroccio, soprattutto nel Veneto, pedina fondamentale. Ma la ferita è ancora aperta e far finta di nulla è impossibile. «Gli ho dato tutto il tempo possibile, ho avuto una pazienza come con nessuno, gli sono andato incontro su alcune cose che chiedeva, ma se uno ha già deciso non c'è niente da fare» dice Salvini ai suoi. C'era già un accordo per cacciare Tosi nel primo consiglio federale ma lì il segretario ha preferito aspettare. Poi ha visto che Tosi restava sulle stesse posizioni, annunciando anzi una possibile candidatura contro Zaia («Gli ha rotto le scatole per settimane, le avesse rotte a me pazienza, ma non si spara contro Zaia sotto elezioni»).

Fino alla proposta arrivata martedì, accolta da Salvini come una sfida, visto che comportava di fatto l'azzeramento delle decisioni di via Bellerio. «Gli ho offerto di occuparsi della lista Lega Nord in Veneto, mentre Zaia avrebbe seguito la lista Zaia. Ma niente, lui ha preteso che non ci fosse nessuna lista Zaia perché non c'era la lista Tosi che voleva lui». Ancora più lontane le posizioni sulla Fondazione «Ricostruiamo il Paese». Nata come associazione (con l'assenso dello stesso Salvini e di Maroni) ma diventata un movimento politico a tutti gli effetti, ribadisce il leader della Lega. Che cita alcuni casi di liste civiche espressione dei Fari di Tosi pronte per le amministrative di maggio a Mantova, Brescia, Pavia, in Emilia, nelle Marche (solo una scusa per farlo fuori, secondo Tosi). Ma prima di twittare il game over, Salvini ha voluto aspettare ancora, per vedere fino a che punto il sindaco, ospite a La7, si sarebbe spinto. E lì, davanti ad un Tosi irremovibile, pronto ad accusare Salvini di aver cambiato idea sulla sua fondazione, non ci ha visto più, e ha fatto partire il colpo fatale. Una «presa d'atto della sua decadenza da militante e dunque segretario della Liga veneta», non un'espulsione - come tengono a evidenziare i cultori dello statuto leghista - «non è stata la Lega a cacciarlo ma è Tosi che si è messo fuori» è il refrain dello stato maggiore leghista.

Lo scenario più probabile è che Tosi si candidi a governatore contro Zaia, con una serie di liste civiche e l'appoggio dei centristi di Udc e Ncd. Quanto valga il movimento di Tosi è la domanda che si fanno tutti. I sondaggisti vedono una strada in salita per il sindaco, che però qualche problema alla Lega potrebbe crearlo, avvantaggiando il Pd della Moretti (che infatti soffia sul fuoco: «Le espulsioni sono segno di poca democrazia»). Il governatore in corsa Zaia non sembra impensierito: «Una candidatura di Tosi? Sembra intenzionato a farlo, io non la temo. Abbiamo dei sondaggi buoni, i polsi non ci tremano. Il mio terreno migliore è quello con difficoltà, sullo sterrato corro meglio». La linea sull'uscita di Tosi è quella ufficiale: «L'epilogo negativo c'è stato perché ha deciso di lasciare la Lega e non la sua fondazione. Ma ha ragione Matteo, nel tempo la sua fondazione è diventato un soggetto politico. Però da adesso di Tosi non parlerò più». Anche Salvini dedica pochi secondi alle esternazioni del sindaco («Dittatore, Caino»): «Non rispondo a chi insulta. Di solito mi danno del dittatore, dell'estremista, dello sleale, dello scorretto Alfano e Renzi, quindi è in buona compagnia» risponde il segretario federale a Radio Padania . Che, come commento sonoro alla vicenda, mette le notte di Insieme a te non ci sto più . Ma sarà difficile non parlare più di Tosi nelle prossime settimane.