Salvini prova a rimandare la resa dei conti con Maroni

Jacopo Granzotto

RomaLega di nome, non di fatto. Tra il visionario leader Matteo Salvini e il tattico Roberto Maroni uno è di troppo. A metà dicembre è in calendario il congresso federale, ma con la scusa del referendum novembrino Matteo vorrebbe rimandare. E vedere che succede dalla parti di Forza Italia. Per Maroni non se ne parla. Dissenso su tutta la linea. Forse anche sul burkini in spiaggia. Matteo è contro tutti, Roberto assieme. Persino sul presidente Mattarella che, in passato, metteva d'accordo, c'è una netta divisione. Secondo Salvini «il presidente della Repubblica è un inutile, falso mito che aiuta gli scafisti, gli sfruttatori e gli schiavisti e mette in serio pericolo tutto il Paese. Dica quello che vuole ma la gente non è scema». «Mattarella è una persona sensata - ribatte Maroni al meeting di Rimini - che dice cose condivisibili sulla questione immigrazione. Condivisibili perché mettono a nudo le pecche del sistema europeo e italiano di gestione dei clandestini».

Punti di vista. Colpa, sussurrano nel Carroccio, del voto amministrativo. E dello scacchiere sulle future alleanze. A Maroni piace Parisi. A Matteo no. E prepara le magliette giuste per Pontida, la tradizionale kermesse di settembre. Un appuntamento che richiamerà i temi tradizionali cari alla Lega Nord, cioè immigrazione e sicurezza, ma che avrà un nuovo messaggio politico. Il leader del Carroccio, infatti, non vuole perdere terreno nella sfida per la conquista della leadership del centrodestra. E alla proposta di un'Assemblea costituente lanciata da Parisi, designato da Silvio Berlusconi per rimettere insieme le macerie post amministrative, risponde picche. «Chi è costui? Un calciatore del Milan?». Matteo che annuncia barricate settembrine contro Renzi, Boldrini e sindacalisti. «Un set decisivo come quello dell'Italia del volley - dichiara - nella semifinale olimpica contro i più forti statunitensi». Contro i più forti servirà un fuoriclasse.