Dal "San Marco" a Samantha L'Italia spaziale fa 50 anni

Dal primo satellite nel 1964 alla missione della Cristoforetti: mezzo secolo di imprese. E oggi in Europa nessuno ha tanti astronauti attivi quanto noi

M ezzo secolo fa a quest'ora - già da un giorno - gironzolava intorno alla Terra il satellite italiano San Marco 1. «Meno due, meno uno, zero». Il conto alla rovescia per il lancio del razzo Scout di marca Usa avvenne dal poligono di Wallops Island, in Virginia. Di ieri, ancora tutta nostra, la notizia del radar «Rime» - Università di Trento - che sarà protagonista della missione dell'Esa (Agenzia spaziale europea) alla ricerca di tracce di vita tra le lune di Giove. Il primo passo e l'ultimo del Belpaese tra le stelle, s'intende. No, non solo Usa e Urss i protagonisti di questa avventura. Anche l'Italia, tra momenti di gloria e fasi di stop, ha avuto il suo ruolo. E continua ad averlo (per esempio siamo il Paese europeo con più astronauti in servizio). A partire proprio da quel martedì 15 dicembre 1964, la data della prima missione tricolore.

Anche se non pochi almanacchi «dimenticano», (si preferiscono citare la nascita del fumetto di Mafalda, l'inaugurazione del traforo del monte Bianco e l'arrivo sugli schermi degli Addams), quel giorno fu storico. Il Belpaese fu il terzo, preceduto da Stati Uniti e Unione Sovietica, a spedire fuori dal pianeta un suo satellite. Ma dopo il russo Yuri Gagarin, che nell'aprile 1961 fu il primo uomo nello spazio (con la celebre frase «Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini»), e la missione Apollo sulla Luna, l'italico velivolo progettato da Luigi Broglio, cosa poteva aggiungere? Basti dirne una: portò risultati (densità dell'aria ad alta quota, temperatura, pressione e composizione atmosferica) che servirono perfino per il programma statunitense Space Shuttle , molti e molti anni dopo.

Satelliti a parte (l'Italia ne ha ancora in orbita una quindicina) quella del «nostro» spazio è una lunga storia di personaggi, contributi, collaborazioni internazionali, ricerche e momenti emozionanti che hanno tenuti incollati a giornali e televisioni milioni di persone, almeno nei momenti clou . Dalla Sonda Cassini (studi sul sistema di Saturno) alla missione Rosetta, passando per la costruzione della Stazione Spaziale internazionale. Poi i volti dei cosmonauti nostrani; il primo di tutti Franco Malerba con la missione TSS-t., Maurizio Cheli a metà degli anni '90 e Umberto Guidoni, primo sulla Stazione internazionale, seguito da Roberto Vittori; e il più recente Paolo Nespoli. E ancora. A esordire con le passeggiate spaziali, Luca Parmitano, che dovette rinunciare alla seconda uscita per la presenza di acqua nel casco. Ora in orbita per noi c'è Samantha Cristoforetti.

«Se lo Sputnik è stato il primo motore a spingere gli uomini a costruire strumenti capaci di uscire fuori dall'atmosfera, la scienza ha avuto un ruolo trainante in questa impresa - osserva il coordinatore scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Enrico Flamini -. Dopo che l'uomo è riuscito a liberarsi dal filtro dell'atmosfera, l'universo non è mai più stato lo stesso: finalmente era possibile osservarlo in diverse bande», dai raggi X all'infrarosso. Dal lancio del San Marco 1 «l'Italia non ha più abbandonato questa prospettiva e - osserva Flamini - non ha fatto che confermarla e rafforzarla nel tempo», sia in ambito nazionale sia con la sua partecipazione ai programmi dell'Agenzia Spaziale Europea.