San Pietroburgo bombe in metrò: tritolo e schegge per fare la strage

14 morti e 43 feriti Inesploso un altro ordigno Si cercano due attentatori Putin era in città

Luigi Guelpa

Le prime immagini trasmesse dalla tv russa, pochi minuti dopo la tragedia, sono aberranti quasi quanto il vile attentato perpetrato dai terroristi. Le telecamere inquadrano due giovani, poco più che ventenni, intenti a farsi un selfie davanti al vagone della metro dilaniato dall'esplosione. Tutto attorno c'è gente che corre come se fosse impazzita, si sentono le urla dei feriti, le parole concitate dei primi soccorritori, si vedono i corpi mutilati stesi sulle banchine con i passeggeri che fuggono verso le uscite, mentre il fumo prodotto dalle deflagrazioni ovatta e in parte nasconde lo scenario da apocalisse urbana. Erano le 14.30 (le 13.30 in Italia), quando una violenta esplosioni ha scosso le viscere di San Pietroburgo, distruggendo un intero vagone della metropolitana e provocando la morte di 14 persone e il ferimento di altre 43 (due delle quali in condizioni gravi). La strage si è consumata nella città natale di Vladimir Putin, che per altro era in visita per incontrare il presidente bielorusso Lukashenko.

La bomba, collocata all'interno di una valigetta piazzata da un uomo ripreso dalle telecamere interne, ha sventrato una carrozza della linea «blu» che in quell'istante percorreva il tratto di galleria tra le stazione di Ploshchad Sennaya e dell'Istituto di Tecnologia, viaggiando in direzione dell'aeroporto, a sud della città. Il conducente del treno ha agito con grande lucidità: non ha fermato il convoglio, proseguendo fino alla stazione Tecnologia e permettendo quindi di iniziare l'evacuazione e aiutare le vittime. Un secondo ordigno è stato invece disinnescato dagli artificieri pochi minuti dopo nella stazione di Ploshchad Vosstaniya, punto di intersezione tra le linee rossa e verde. All'interno della bomba c'era addirittura un chilogrammo di Tnt, con lo stesso letale mix di chiodi e biglie di ferro.

Se fosse saltata in aria la strage avrebbe assunto conseguenze catastrofiche. I terroristi hanno colpito (o tentato di farlo nel caso di Vosstaniya) sulle due linee (delle cinque) più trafficate della metro cittadina, nelle stazioni più grandi di tutta la rete assieme a quella di Gostiny Dvor, in pieno centro. L'ordigno rudimentale aveva la potenza di 200-300 grammi di tritolo e conteneva chiodi, bulloni e frammenti di proiettili, per renderlo ancora più letale. Una bomba artigianale identica a quella utilizzata dai miliziani dell'Isis in occasione dell'attentato ai treni delle fermate di Malbeek e Schuman nella metro di Bruxelles. Tutte le stazioni della città sono state chiuse e per un paio d'ore è stato bloccato anche il traffico in arrivo e in partenza della stazione ferroviaria Baltijskij e dell'aeroporto Pulkovo, per altro evacuato nel tardo pomeriggio dopo il ritrovamento di un pacco sospetto sotto un tavolo del McDonald. Il ministro degli Interni Vladimir Kolokoltsev ha confermato che «si è trattato di terrorismo, ma non possiamo in questa fase escludere a priori altre piste». La foto dell'uomo (forse originario del Caucaso) di carnagione olivastra, con folta barba e copricapo nero, immortalata dalle telecamere, è un punto di partenza. Assieme a lui si cerca una seconda persona, quella che ha piazzato l'ordigno inesploso. Al momento si battono le piste che portano ai ribelli ceceni, al Daghestan e anche all'Isis, i cui sostenitori stanno festeggiando sui social per la strage.

Non è la prima volta che il terrorismo colpisce nella metro di San Pietroburgo. Accadde già il 19 dicembre del 1996, su un convoglio che esplose in viaggio tra le fermate Ploshad Lenina e Vyborg della linea rossa, ad appena due stazioni da dove ieri è stato disinnescato il secondo ordigno. I 200 grammi di tritolo utilizzati provocarono per fortuna solo due feriti lievi, anche perché l'attentato fu progettato in tarda serata, con il vagone quasi vuoto. Su ordine del governatore Georghi Poltavchenko, sono iniziati tre giorni di lutto per una città che torna a pagare un pesante tributo di sangue dopo la controversa vicenda del 31 ottobre 2015, quando un aereo della Metrojet, decollato dalla località turistica egiziana di Sharm-el-Sheikh e diretto proprio allo scalo di Pulkovo, esplose in volo causando la morte di 224 persone.