Da Sarkò a Royal, avvoltoi all'Eliseo

L'ex presidente e l'ex ministra pronti a tornare in campo

«Ho avuto il privilegio di essere all'Eliseo, ma sono stata altrettanto felice quando l'ho lasciato». Le parole dell'ex première dame Carla Bruni risuonano nelle stanze del potere francese e sono un altro campanello d'allarme per l'entourage di Macron, perché da giorni frasi carpite qui e là da Le Parisien dipingono come imminente una ridiscesa in campo dell'ex presidente Sarkozy. Il quotidiano ne è certo: «L'ipotesi di un ritorno in caso di grave crisi nazionale è concreta».

«Carlà mi ha detto: Nicolas, spero che tu faccia il bravo.... Ma avete visto la situazione, potrei non aver scelta, potrei forse essere obbligato a tornare», avrebbe spiegato agli amici l'ex inquilino dell'Eliseo. Ancor prima che la protesta dei gilet gialli degenerasse negli scontri, Sarkò era già pronto, al punto che in casa Bruni-Sarkozy si respira aria pesante. Prova ne è l'intervista pubblicata giovedì su uno speciale numero del Paris Match consacrato agli anni Duemila. È lì che Carlà accenna alla possibilità che suo marito possa ricandidarsi, provando pubblicamente a frenarne le ambizioni.

Le parole della cantante ex modella, intervistata da Valerie Trierweiler (già première dame di François Hollande) sono però in netto contrasto con i sondaggi francesi, che vedono Sarkò in testa alle simpatie dei moderati facendo allarmare ancora di più l'élite in servizio all'Eliseo. L'ultima rilevazione dice che il 66% dei simpatizzanti gollisti e centristi lo rivorrebbe alla presidenza: 4 punti in più guadagnati dopo una sola intervista, a Le Point (che a fine ottobre lo ha piazzato in copertina) in cui Sarkozy lanciava un chiaro monito a Macron: «Il potere è una parentesi di cui non siamo proprietari».

Il leader neogollista ritiratosi dalla scena pubblica non è il solo avvoltoio sull'Eliseo. La «carcassa» dell'enfant prodige fa gola a molti. L'altro rapace è Alain Juppé, non più alla finestra ma in favore di camera, ieri si è rivolto direttamente a Macron affinché «parli, velocemente», perfidamente consapevole della difficoltà di fare annunci tenendo i conti a posto. Per lui il gradimento nell'area di centrodestra è al 60% ed è prodigo di consigli non richiesti: «Il presidente deve rispondere concretamente, molte delle rivendicazioni dei gilet gialli meritano di essere prese in considerazione». Pure un'altra specie vorrebbe mettere le mani sulla preda in difficoltà, riprendersi elettori e leadership sottratti al proprio territorio: la gauche. Ecco allora il ritorno di Ségolène Royal in tv per denunciare «l'impreparazione di Macron». «C'è stato un accumulo di decisioni preparate male», ha detto l'ex finalista alle presidenziali 2007 riferendosi all'aumento del Csg (imposta sulle pensioni), alla diminuzione di 5 euro dell'Apl (l'aiuto per pagare l'affitto) e ai rincari dei prezzi dell'energia. C'è un problema di governance, «non possiamo dare ai ricchi e togliere ai più modesti». Royal vanta il 54% dei consensi nell'elettorato gauchista e ieri è tornata ad agitare la bacchetta magica: «Misure immediate, presidente». FDR