Lo scafista? Rifugiato in un centro I racconti: alcuni uccisi coi bastoni

«Era lui al timone del peschereccio». Gli immigrati non hanno avuto esitazione a indicare un 26enne senegalese quale comandante del barcone della morte, da dove 12 immigrati cristiani sarebbero stati gettati in mare dai passeggeri musulmani. Si era camuffato tra i superstiti e dalla Sicilia era giunto in Toscana, ospite di una struttura di accoglienza a Foiano della Chiana (Arezzo). È stato arrestato. Per quanto accaduto ci sono 15 fermi per omicidio plurimo, aggravato dall'odio religioso.

Anche a Siracusa sono stati fermati 6 nocchieri egiziani di un peschereccio stracarico di migranti soccorso al largo della Grecia. I 447 passeggeri sono sbarcati ad Augusta. Il flusso migratorio dalle coste libiche è più che costante. Nemmeno la più grande tragedia del Mediterraneo di sabato, costata la vita a 850 persone, arresta le partenze. Anzi. Ora si parte pure dalla Turchia. Sotto pressione la macchina dell'accoglienza che stenta a reperire posti - tanto che si cerca tra i privati -. Ieri a Catania sono sbarcati 220 migranti soccorsi dal pattugliatore «Denaro» della Gdf a 40 miglia a Nord della Libia. Erano su due gommoni di 14 metri, carichi di taniche di benzina. La nave Fiorillo della Guardia costiera ha terminato il salvataggio di 85 immigrati a bordo di un natante fatiscente, poi affondato.

Sempre ieri ha avuto luogo a Catania l'udienza di convalida dei fermi dei due stranieri indicati dai superstiti nel mega naufragio come scafisti. Il 25enne siriano Mahmud Bikhit, ritenuto assistente di bordo, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ha scaricato ogni responsabilità sul 27enne tunisino Mohammed Alì Malek, che sarebbe stato al comando del peschereccio, accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sequestro di persona aggravato dalla presenza di minori. Il legale di entrambi, Massimo Ferrante, divenuto incompatibile, assisterà Malek, mentre Bikhit è difeso dall'avvocato Giuseppe Ivo Russo. Il siriano ha detto di essere un passeggero. «Sono stato detenuto per giorni in un capannone. Ho pagato 1.100 euro la traversata», ha detto. Bikhit ha aggiunto che i gommoni partiti erano due. Di lui, invece, i superstiti dicono che facesse eseguire gli ordini del comandante e tenesse i contatti con gli organizzatori.

Dalle testimonianze dei sopravvissuti emergono situazioni agghiaccianti. Tante persone uccise a bastonate perché trasgredivano gli ordini dei libici. Tra questi un ragazzo, colpito a morte perché si è alzato senza permesso sul gommone. Il cadavere sarebbe stato gettato a mare. Alcuni testi riferiscono di presidi al capannone da parte di persone in divisa e con armi. Un migrante ha parlato di una consegna di denaro prima della partenza a «poliziotti». La Marina militare effettuerà una ricognizione del relitto per trarne documentazione fotografica e video, per raccogliere eventuali elementi di prova. L'ultimo saluto ai morti è stato dato a Malta. Una cerimonia interreligiosa per le 24 vittime recuperate del naufragio. Onori militari a tutti i morti, che giacciono in fondo al mare.