Gli scafisti nascosti tra i superstiti dopo aver fatto schiantare la nave

I sopravvissuti fanno arrestare i due trafficanti di uomini. Il comandante tunisino era ubriaco e ha causato l'incidente con il mercantile portoghese

Non c'è fine al peggio. Così, se 3.500 immigrati morti in mare nel 2014 sembrava un numero pauroso, in pochi mesi del 2015 siamo già alla metà. Il numero di morti durante le traversate della speranza è 30 volte in più del 2014. Secondo l'Organizzazione internazionale migrazioni, infatti, al 21 aprile dello scorso anno le vittime erano 56. Un anno esatto dopo se ne contano 1700 in più.

Almeno 800 quelli del mega naufragio di sabato nel Canale di Sicilia, per gran parte chiusi nella stiva del barcone su cui viaggiavano, perché non uscissero in coperta già stipata oltre misura di passeggeri. Una cifra incerta, stando alle testimonianze rese agli investigatori dai superstiti, ventotto, che hanno visto la morte con gli occhi. Il primo a toccare terra, un bengalese, si trova ancora all'ospedale «Cannizzaro» di Catania, 18 suoi compagni sono stati ospitati al Cara di Mineo, 4 minori a Mascalucia e 3 sono in una struttura riservata per essere ascoltati dagli inquirenti. La loro testimonianza ha inchiodato i due scafisti. Sarebbero loro - il «comandante» tunisino di 27 anni e il suo braccio destro siriano, 25 anni - i responsabili dell'immane tragedia. Su cosa sia accaduto in quei momenti concitati indaga la Procura di Catania che ha individuato due cause dell'affondamento del natante: le manovre errate del comandante che, nel tentativo di abbordare il mercantile giunto in soccorso, vi ha fatto collidere il barcone, e il sovrannumero di passeggeri spostatisi sul lato più vicino al mercantile, per guadagnare la salvezza, facendo capovolgere il barcone.

Il comandante è accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il suo assistente solo di quest'ultimo reato. Intanto gli sbarchi non accennano a scemare. Ieri i mezzi in forza a Triton sono intervenuti in più operazioni per soccorrere i migranti su natanti fatiscenti. Ma esistono anche viaggi «di lusso» per pochi facoltosi. «Pagate tanto e avrete ogni comfort su uno yacht». Costo del biglietto: 8.500 dollari con partenza dalla Turchia con soli 98 passeggeri tra siriani e palestinesi (23 bambini). C'era persino la dispensa con cibo e acqua a volontà.

Ma è avvenuto l'imprevedibile. Lo yacht ha registrato un'avaria nel motore. Incastrati dai selfie e dalle mani unte di grasso per motori, i tre scafisti siriani sono finiti in manette. Come anche uno degli autisti della consorteria criminale transnazionale specializzata nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sgominata dalla polizia di Palermo nell'operazione «Glauco II» coordinata dalla Procura del capoluogo siciliano. Gutama Nahome Kerebel con la sua Multipla raccoglieva gli immigrati fuggiti dai centri di accoglienza per destinarli in luoghi sicuri in attesa della partenza per il Nord o oltre confine. Era anche il cassiere del maggior faccendiere dell'organizzazione in Sicilia, l'eritreo Asghedom Ghermay, detto Amice, che era riuscito persino a ottenere l'asilo politico e il permesso di soggiorno.

Affidandosi alle organizzazioni criminali o meno, dai centri continuano a fuggire. I migranti vogliono guadagnare la via del Nord. E sfuggono ai controlli. Il dirigente nazionale del sindacato di polizia Consap, Igor Gelarda, denuncia che alcuni immigrati di un centinaio affetti da scabbia giunti a Palermo la scorsa settimana sono partiti in treno per il Nord, mentre 12 sono rimasti a dormire per tre giorni sotto i portici della stazione centrale. Sembra un caos.

di Valentina Raffa

da Palermo

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