Scambio di accuse tra Procura e legali per le intercettazioni contro il leader azzurro finite sui giornali

RomaIl primo giorno di libertà, finiti i servizi sociali per scontare la condanna Mediaset, Silvio Berlusconi lo trascorre assillato da altre minacce giudiziarie.

Oggi la Sesta sezione penale della Cassazione deciderà se confermare l'assoluzione in appello per il processo Ruby del luglio 2014, che ha ribaltato la condanna in primo grado dell'anno prima a 7 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione per costrizione e prostituzione minorile.

Il collegio presieduto da Nicola Milo potrà chiudere finalmente la vicenda, oppure disporre un processo d'appello bis, accogliendo il ricorso del procuratore generale Piero De Petris, anche solo per uno dei reati contestati. In questo caso, per l'ex premier si riaprirebbe un incubo.

E non c'è solo questo. Mentre a Milano il caso Ruby ter potrebbe riservare pesanti sorprese sull'eventuale corruzione in atti giudiziari delle «Olgettine», a Bari montano le polemiche sulla diffusione, con un tempismo perfetto, delle intercettazioni tra il leader di Fi e l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, imputato per favoreggiamento della prostituzione con altre 6 persone, nel processo per le escort a Palazzo Grazioli. Dopo le proteste degli azzurri, il capo della procura di Bari Giuseppe Volpe punta il dito su «un unico difensore» che avrebbe chiesto alla cancelleria copia dei file audio integrali delle intercettazioni. E precisa che a marzo 2014 i pm chiesero di utilizzare nel processo solo «le trascrizioni effettuate dalla polizia giudiziaria, recanti omissis nelle parti non strettamente attinenti ai fatti oggetto delle imputazioni. Furono i difensori di alcuni imputati a richiedere al tribunale le trascrizioni integrali, che i giudici quindi disposero».

Un comunicato inusuale, che subito viene criticato dai penalisti baresi. Gli avvocati ricordano la fuga di notizie nel 2009, per la quale c'è un processo penale in corso. E lì gli stessi pm sostengono «che fu un ufficiale di pg alle loro dipendenze a consegnare alla stampa copia di un atto secretato, che è cosa ben più grave».

Ma chi è il difensore che Volpe accusa? Qualcuno sospetta di Nicola Quaranta, legale di Tarantini, ma lui nega e contrattacca. «Non ho fatto io la richiesta - spiega al Giornale- ma un collega. Chi sia è i ninfluente, perché poco dopo copia delle intercettazioni le abbiamo avute tutti noi difensori degli imputati e sarebbe strano il contrario. Come ce l'ha, naturalmente la procura, il perito incaricato della trascrizione dal tribunale e i cancellieri. Quella di Volpe sembra una excusatio non petita ...». Accusatio manifesta , continua il detto latino.