Scarcerato l'ex poliziotto «giustiziere»

Secondo il gip, non solo non c'è pericolo di fuga ma l'uomo non «sarebbe idoneo all'uso delle armi»

Andrea AcquaronePoteva sembrare ingiusto il perché lo avessero arrestato. Suona forse più paradossale un passaggio del perché lo abbiano rilasciato. Bruno Poeti, il sessantaquattrenne finito in cella dopo aver sparato ai ladri che lo stavano derubando nel giardino di casa, «non saprebbe usare le armi». Insomma un ex poliziotto, per quanto di antica data, che non sa sparare.Eppure è quanto scrive il gip, Marco Bilisari nell'ordinanza con la quale, ieri, non ha convalidato il fermo e chiesto l'immediata scarcerazione di quest'uomo diventato, suo malgrado, ennesimo simbolo di un'Italia esasperata, abbandonata e calpestata dallo Stato. Scelta di buon senso, quasi di «diritto naturale», ma per la quale il giudice di Grosseto ha dovuto incunearsi tra le maglie delle nostre anacronistiche leggi. Quasi a cercare una scappatoia, una smagliatura in cui rifugiarsi per ritrovare il buon senso perduto. Quel minimo sindacale che dovrebbe garantire la Giustizia.«Non c'è pericolo di fuga (ecco la parolina magica, ndr). La condotta inappropriata tenuta al momento del fatto può essere indice di una persona non idonea all'uso delle armi ma non denota alcuna volontà di sottrarsi alle proprie responsabilità», ha puntualizzato il gip. All'ora di pranzo, dopo tre giorni di cella, per Poeti si sono aperte le porte della libertà. Almeno fino a sentenza definitiva. Ad attenderlo nella sua isolata villetta al Querciolo, nella campagna tra Grosseto e Marina, la mamma ultranovantenne. A lei tremante ma ben lucida, gli uomini delle Volanti che lo avevano portato in Questura per interrogarlo subito dopo la sparatoria, dissero: «Tornerà più tardi». Peccato che invece lo abbiano arrestato con l'accusa di tentato omicidio. Ben cinque colpi di pistola aveva esploso quest'omaccione fiero di esser stato una guardia di pubblica sicurezza. Ferendo uno dei quattro «soliti» romeni in gita banditesca. Ion Nicolai Farcas, 39 anni, colpito all'addome se la caverà. I complici, catturati più tardi, per ora sono in carcere. Ma tutti dovranno rispondere di un capo d'imputazione ben meno grave di quello piovuto sul basco di Poeti. Oggi eroe del web, «vittima sacrificale», emblema di milioni di cittadini che non solo lo difendono ma in lui si identificano, eppure - in questo Paese all'incontario - perdente in partenza.Tre avvocati di Grosseto fanno sapere di essere pronti ad assumerne il patrocinio gratuito. Ne avrà bisogno.La politica ricambia un po' melliflua ma soprattutto ignava. «Siamo felici che una volta tanto lo Stato non abbia deciso di accanirsi su chi è stato costretto a difendere da solo se stesso e la sua famiglia. Per noi la difesa è sempre legittima e continueremo a chiedere in Parlamento che questo principio di buon senso diventi finalmente legge», posta su Facebook Giorgia Meloni, presidente nazionale di Fratelli d'Italia. La Lega, per bocca di Matteo Salvini propone di cancellare il reato di «eccesso di legittima difesa». Peccato che in tanti anni di governo avrebbe potuto pensarci prima. Forse meglio arrendersi: il destino prossimo di Poeti, oltreché di chiunque sia costretto a difendersi da una criminalità tanto più violenta quanto sempre più impunita, sta al caso. O meglio alle interpretazioni di una legge sbagliata.