Scatta la trappola da 1,4 miliardi Rischio stangata su accise e Irap

La Cgia: se entro il 30 settembre il governo non trova i fondi, con le clausole di salvaguardia arrivano gli aumenti dei carburanti e delle tasse per le imprese

RomaAl G20 di Ankara il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha continuato a dispensare ottimismo sostenendo che «è ragionevole aspettarsi qualcosa di più» dello 0,7% di crescita del Pil preventivato nel Def. A questo entusiasmo, seppure cauto, fanno da contraltare le prime scadenze cui il Tesoro e Palazzo Chigi dovranno far fronte per evitare che la prossima legge di Stabilità si trasformi in un salasso. Come ha ricordato ieri l'Ufficio studi della Cgia di Mestre i nodi stanno arrivando al pettine: entro la fine di settembre dovranno essere emanati due provvedimenti legislativi per sterilizzare altrettante clausole di salvaguardia per un importo di 1,4 miliardi di euro. In mancanza di interventi dal primo ottobre potrebbero aumentare le accise sui carburanti (e quindi il loro prezzo), mentre da novembre subirebbero un incremento gli acconti Ires e Irap delle imprese.

In particolare, circa 730 milioni sono ascrivibili alla bocciatura in sede comunitaria delle reverse charge per la grande distribuzione prevista dalla legge di Stabilità 2015. Si trattava di un'inversione contabile che avrebbe obbligato centri commerciali e supermarket a versare l'Iva sui beni acquistati in luogo dei fornitori (il processo si chiama, infatti, di «inversione contabile»). Dopo lo stop dell'Ue il governo Renzi introdusse una clausola di salvaguardia sulle accise. Al governo Letta, invece, risale la clausola da 640 milioni relativi ai mancati introiti della sanatoria sui giochi e dell'Iva sui pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Senza una soluzione che tamponi questa emergenza da novembre, come detto, aumenterebbero di 1,5 punti percentuali gli acconti Ires e Irap che le imprese dovranno versare.

«Siamo certi che il governo Renzi non avrà problemi a reperire questi 1,4 miliardi di euro», ha dichiarato Paolo Zabeo della Cgia di Mestre rimarcando come «molto più difficile sarà recuperare altri 16 miliardi per sterilizzare gli effetti economici delle clausole di salvaguardia per il 2016». Sarà il ministro Padoan a dover far combaciare i pezzi di questo puzzle. Il governo (e ieri a Cernobbio il premier Renzi lo ha ribadito) intende eliminare Imu e Tasi sulla prima casa, misura che ha un costo di 4,5 miliardi. Senza contare che le ipotesi finora circolate indicano anche l'intenzione di confermare gli sgravi su Irap e contributi per i nuovi assunti (2 miliardi), il bonus ristrutturazioni (un miliardo) oltre agli interventi per il Sud e per i redditi bassi. «Stiamo ancora ragionando sulle misure specifiche per il piano del taglio delle tasse», ha chiosato ieri Padoan ad Ankara.

Il titolare di Via XX Settembre ha incontrato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, anticipandogli il quadro d'insieme della manovra. Le linee guida saranno rese note la prossima settimana anche al presidente dell'Eurogruppo Valdis Dombrovskis «per arrivare a una configurazione della legge di Stabilità conforme al quadro di sorveglianza europea». Insomma, Padoan vuole spingere sul deficit per mantenere le promesse. Da giorni, però, Bruxelles lancia segnali negativi. Ecco perché il ministro ha sentito il bisogno di ripetere che «la copertura si basa innanzitutto sulla spending review e poi sui margini concessi da una crescita più elevata e da un utilizzo del margine di indebitamento». Analisi confermata dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha confermato come l'Italia sia «fuori dalla recessione»anche se «l'economia ha bisogno di aggiustarsi». Se la Commissione Ue, però, non consentisse di sforare il tetto dell'1,8% di deficit/Pil atteso nel 2016, Padoan dovrà seriamente pensare a tagliare qualche agevolazione fiscale. Il che equivale ad aumentare le tasse.