«Schiacciati dalla burocrazia Chi crea lavoro è senza voce»

Il presidente del neo nato centro studi Impresa e lavoro: «Ho 1.300 dipendenti. Bisogna invertire la rotta»

«Di economia dovrebbe parlarne chi l'economia la conosce davvero perché la fa. Chi si ostina a fare impresa e a creare lavoro nonostante tutto». Questa l'idea di base che ha spinto Massimo Blasoni a creare un centro studi di ispirazione liberale in grado di catalizzare imprenditori, ricercatori e studiosi capaci di analizzare la situazione del Paese e capire il modo di uscire dalla stagnazione in cui langue il Paese. Un board scientifico con nomi di primissimo livello, un direttore, Massimo Bressan, di 32 anni, due sedi (a Roma e Udine) e tanta voglia di metterci la faccia e fare la propria parte anziché limitarsi a coltivare l'orticello. Blasoni è imprenditore del Nord-Est da «manuale»: partito da zero è ora a capo di un'impresa nel settore delle residenze socio sanitarie con 40 filiali, 1300 dipendenti e fatturato e utili in costante aumento. Ma dopo alcune esperienze in politica che non lo hanno entusiasmato perché spiega «troppi sembra vivano sulla Luna», ha deciso di darsi da fare diversamente. Già il nome scelto per il centro studi dice tutto: impresa e lavoro . Facile no?

«In Italia fare impresa è difficilissimo. Paghiamo più tasse, abbiamo meno credito dalle banche e operiamo in un paese senza infrastrutture e con una burocrazia insopportabile. Vogliamo dare voce a chi fa impresa: in primis partite iva e piccoli artigiani che sono il vero tessuto sociale dell'Italia».

Come imprenditore ha successo. Chi glielo fa fare?

«Serve un grande impegno perché senza chi fa impresa andiamo incontro a un futuro fatto di giovani disoccupati, di aziende fallite e di imprese cedute all'estero. La strada è questa, dobbiamo invertirla e farlo in fretta».

Proprio voi «imprenditori-evasori-nemici dello Stato»?

«Magari anche uscendo da questi stereotipi senza senso. L'evasione va colpita duramente. Ma il binomio imprenditori-evasori è fuori dalla logica. I nemici sono altri».

Uno è senz'altro la burocrazia.

«L'Italia sem,bra divisa tra controllori e controllati. Troppo spesso sembra che in Italia ci siano più attività di ispezione che attività che producono. Non è più accettabile».

Eppure adesso c'è Renzi, il nuovo, il giovane, il risolutore...

«Abbiamo verificato quel che ha detto e quel che ha fatto. Finora non ha mantenuto niente di ciò che ha promesso e tutti gli indicatori sono in peggioramento».

Quindi bocciato senza appello?

«Lui fa il politico di professione, mi pare che per il momento non abbia compreso la terribile situazione dell'economia. Per nulla».

La situazione è nera, quale sarebbe la prima e più urgente misura da adottare?

«È necessario ridurre le imposte alle aziende, questo significherebbe creare posti di lavoro da subito. L'economia non riparte con misure omeopatiche come gli 80 euro ma solo con una vera e forte contrazione delle tasse per le imprese».