Uno schiaffo agli italiani: bonus bebè agli stranieri

Per i giudici anche comunitarie ed extracomunitarie hanno diritto agli 80 euro fino ai 3 anni del neonato. Una sentenza inaspettata che ora rischia di mettere ko i conti (già disastrati) della previdenza

M amme italiane, straniere comunitarie ed extracomunitarie hanno tutte ugualmente diritto al bonus bebè previsto dal governo. Negare l'accesso a una di queste categorie determinerebbe una discriminazione sulla base della direttiva europea del 2011, che all'articolo 12 stabilisce la parità di trattamento con i cittadini italiani per tutti gli stranieri purché siano titolari di un permesso di soggiorno lavorativo anche se temporaneo.

La vexata quaestio se estendere o meno i benefici per la nascita di un figlio anche alle famiglie straniere prive di una carta di soggiorno, ovvero di un permesso di lungo periodo, si ripropone dopo che il Tribunale di Bergamo, un paio di giorni fa ha accolto il ricorso di una madre albanese, riconoscendole non soltanto il diritto al bonus ma anche a tutti gli arretrati. E questo è soltanto il primo di una serie di ricorsi presentati tra gli altri anche attraverso l'Associazione per gli studi giuridici sull'Immigrazione, Asgi.

La questione si era già posta in passato con il primo via libera del bonus bebè introdotto con la legge di Stabilità alla fine del 2014. Inizialmente era stato previsto soltanto per gli stranieri con carta di soggiorno, quindi residenti in Italia da oltre 5 anni. Alla luce del contrasto evidente con la precedente direttiva europea l'Inps aveva deciso di correggere il tiro già all'inizio del 2015 allargando la platea degli aventi diritto anche a tutti «gli stranieri o apolidi regolarmente soggiornanti in Italia ai quali è stato riconosciuto lo status di protezione internazionale» ovvero rifugiati e profughi che inizialmente non erano previsti.

Su un punto però era rimasto fermo il diniego dell'Inps che infatti, anche quest'anno a marzo, aveva ribadito che dall'assegno per il bebè restavano esclusi gli stranieri privi di carta di soggiorno a tempo indeterminato. La circolare inviata all'inizio di marzo in tutte le sedi territoriali dell'istituto ribadiva che andavano «respinte le domande presentate da cittadini extracomunitari in possesso di titoli di soggiorno diversi dal permesso di soggiorno Ce oppure carenti degli altri requisiti di legge». Evidente che l'impegno economico per la copertura di questa ulteriore erogazione era stato ritenuto troppo gravoso dall'Inps. L'assegno per il neonato è diviso in due fasce: 80 euro al mese per tre anni per le famiglie con un Isee (indicatore situazione economica) fino a 25mila euro. L'assegno però raddoppia a 160 euro mensili, 1.920 euro annui per tre anni, per chi non supera i 7mila euro.

Dato che anche nell'ultima legge di Stabilità il bonus è stato riconfermato per 2016 e 2017 con gli stessi criteri l'Inps ha escluso dal beneficio gli extracomunitari con permesso di soggiorno «semplice». Ma patronati e associazioni di settore hanno consigliato a tutti gli stranieri diventati genitori nel 2015 di presentare la domanda con la certezza poi che i giudici l'avrebbero accolta nel rispetto della direttiva comunitaria.

E così è stato a cominciare dal Tribunale di Bergamo dove il giudice Maria Vittoria Azzollini ha condannato l'Inps a versare alla ricorrente il bonus di 1.920 euro annui per tre anni e a ridarle anche i 2mila euro spesi per il ricorso.

Commenti

opinione-critica

Gio, 21/04/2016 - 17:41

Dovrebbe essere noto a tutti che tutte le politiche sulla famiglia fanno solo gli interessi degli extracomunitari. Gli italiani fanno pochi figli e si parla di quoziente famigliare...più dell'80% degli italiani è proprietario di casa e parlano di emergenza casa. Informano clandestini e centri sociali dove ci sono case sfitte...

Ritratto di giulio_mantovani

giulio_mantovani

Gio, 21/04/2016 - 18:50

Ho letto sulle cronache di mamme che aspettano il bonus bebè dal 2013 per i figli nati in quell'anno e ancora si leggono articoli su come ottenere il bonus bebè 2015. Ma nessuno risponde...La pubblica amministrazione sempre pronta ad incassare e a richiedere, ma che si fa cogliere impreparata quando bisogna riconoscere i diritti di contribuenti e cittadini.