Schiaffo ai pm del Ruby ter «Accuse vaghe al Cavaliere»

Il gip boccia il teorema e minaccia di annullare tutto: troppe incertezze, l'imputazione va riformulata. La Procura ha tempo sino al 15 aprile. E Milano potrebbe perdere il processo

D ue anni di lavoro, due pubblici ministeri quasi a tempo pieno, investigatori, ausiliari, consulenti: ma la procura della Repubblica di Milano non è riuscita a stendere un capo di imputazione accettabile a carico di Silvio Berlusconi e degli altri trenta imputati del cosiddetto caso Ruby ter, il maxiprocesso per corruzione giudiziaria e falsa testimonianza scaturito dalla vicenda delle notti di Arcore.A dirlo non sono i difensori del Cavaliere né delle Olgettine accusate di avere mentito a pagamento sui loro rapporti con Berlusconi, ma un giudice: Anna Laura Marchiondelli, il gip sul cui tavolo è approdata la richiesta di rinvio a giudizio. E che ieri rileva testualmente come «l'imputazione non sia sufficientemente determinata con riferimento al tempo e al luogo di commissione delle singole corruzioni, atteso che il pm ha genericamente indicato quale tempus commissi delicti l'arco temporale oggetto di investigazione, individuando indistintamente in Milano il luogo di commissione di tutti i reati in esame»; i capi di imputazione inoltre «presentano profili di incertezza» su quale forma di reato i pm abbiano inteso contestare, se una miriade di ipotesi di corruzione o un solo grande accordo. In questo modo, dice in sostanza il giudice, diventa impossibile individuare quando e dove siano stati commessi davvero i reati, e stabilire dove debba tenersi il processo. Quindi il giudice ordina ai pm di rifare il compito, avvertendo esplicitamente che in caso contrario il processo si inabissa, «debba dichiararsi la nullità del capo di imputazione».Non è solo un inciampo procedurale. La decisione del giudice è per la procura un segnale d'allarme, perché punta il dito proprio sul tema che già le difese avevano individuato come il punto più fragile del castello d'accusa: la indeterminatezza del teorema, il magma in cui la Procura aveva scaricato vicende assai diverse tra loro. Questa genericità dell'accusa rende, per esempio, difficile distinguere i casi in cui è più verosimile la versione di Berlusconi, quella dell' «aiuto umanitario» alle ragazze, dagli episodi meno spiegabili in questo modo, fino alle situazioni dove l'ex premier sembra quasi subire un'estorsione. Il gip, in sostanza, accusa i pm di avere fatto di tutto un mucchio. E non posso essere io, scrive la Marchiondelli, a risolvere il problema al posto vostro.Ora i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno tempo fino al 15 aprile per cercare di rimediare. E non sarà facile, perché dei dieci milioni di euro che secondo i pm sarebbero stati investiti dal Cavaliere per silenziare i testi, solo una parte è tracciata in modo documentale; in particolare per quanto riguarda Ruby, che secondo la Procura avrebbe incassato ben sette milioni, i pagamenti individuati sono un decimo; e le rogatorie appena arrivate dal Messico e della Germania non hanno aggiunto nulla a quanto scoperto finora.Inoltre, il faticoso lavoro di catalogazione che i pm si accingono a compiere rischia di trasformarsi in un ulteriore inciampo sulla competenza territoriale, che viene radicata sul luogo del primo pagamento (secondo le difese) o dell'ultimo (secondo la Procura). Era già pacifico che il primo versamento incriminato era avvenuto a Roma, a mani del musicista Apicella; e ora i difensori di Berlusconi hanno documentato che l'ultimo è avvenuto ad Arcore nel marzo 2015, a favore di Giovanna Rigato ed Aris Espinosa. In entrambi i casi, fuori dalla competenza dei giudici di Milano.