Schiaffo di Benni al governo Quanti artisti scaricano Renzi

Lo scrittore rifiuta un premio patrocinato da Franceschini Dall'intellighenzia al pop, tutti contro la nuova sinistra

Più che una stoccata uno schiaffo. Stefano Benni gela il governo: «Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell'intelligenza». Lo scrittore bolognese ha rifiutato il premio intitolato a Vittorio De Sica perché non voleva riceverlo dalle mani del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. E ha spiegato su Facebook : «Come i governi precedenti questo governo (con l'opposizione per una volta solidale) sembra considerare la cultura l'ultima risorsa e la meno necessaria. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche». L'autore di Bar sport dice di non voler essere «inquadrato» in un'iniziativa dell'esecutivo e rimprovera a Renzi «decreti distruttivi e improvvisati» e «privilegi intoccabili e processi alle opinioni».

Benni è solo l'ultimo della lista - lunga ma non certo chiusa - di intellettuali e artisti che hanno scaricato il Pd. Tanto che gli anni in cui Pci e intellighenzia andavano a braccetto sembrano un'altra era geologica. Il colpevole di tutta questa colta antipatia? Matteo Renzi, manco a dirlo. Partiamo dalla cima. È di pochi giorni fa l'attacco del Nobel Dario Fo al premier e a una classe di intellettuali giudicata troppo addomesticata. «La legge delega sulle intercettazioni, la riforma del Senato, gli interventi sulla Rai, l'articolo 18 cancellato dal Jobs Act», ha messo in fila Fo sul Fatto . Se tutto questo fosse stato fatto dai governi Berlusconi, continua, si sarebbero riempite le piazze. Ma oggi «c'è stato un addormentamento paradossale, una specie di anestesia generale». Pure Roberto Saviano, icona della sinistra, ha reagito duramente all'etichetta di «gufo» appioppata da Renzi a chi lo criticava su mafie e Sud. «Dopo la vittoria alle Europee - ha detto lo scrittore - , il premier si è chiuso alla società civile e parla solo ai suoi. Il Pd non può rimanere nella logica per cui si dice signorsì o si sta gufando: bisogna crescere». Da Antonio Pennacchi qualche mese fa è arrivato persino un «vaffa», condito da poco lusinghieri aggettivi per Renzi: «Arrogante, paternalista, ambiguo».

Dopo le nomine di direttori stranieri nei nostri musei anche il mondo dell'arte si è alterato. Molto critici sono stati Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio. «È il risultato dell'insipienza del ministero dei Beni culturali - ha dichiarato quest'ultimo -, una leggerezza pressapochista». Massimo Cacciari poi ne ha avute per tutti. «Il Pd non può fallire. Per un motivo difficile da contestare: non è mai nato». L'esecutivo: «Fatto di ridicoli dilettanti». Il presidente del Consiglio: «Pensa solo a tutelare la sua immagine». Non mancano gli appelli di gruppi di intellettuali contro le riforme. Da quello per stoppare il nuovo Senato, con in calce le firme di Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis, Sandra Bonsanti e molti altri. A quello che boccia la «Buona scuola», sottoscritto da una decina di docenti universitari guidati da Michele Ainis e Luciano Canfora.

Non va meglio dalle parti del pop. Renzi? «Lo includerei nel fenomeno della debolezza della politica», ha detto a giugno Lorenzo Jovanotti a un incontro all'Università di Firenze. In un lungo intervento sul Fatto invece Adriano Celentano aveva definito il progetto del premier una «dittatura democratica» incapace di produrre «decreti hard rock». A Piero Pelù Renzi non è mai stato simpatico. L'ultima sferzata quest'estate: «Sfascia la scuola pubblica, la sanità pubblica, lo stato sociale. Privatizzerebbe anche la sua famiglia. Promette spiccioli per succhiare vita». Per Fedez, il premier è passato «da giovane boy scout che aiuta gli anziani ad attraversare la strada a giovane vecchio che attraversa i cieli con i voli di Stato». Mentre Leonardo Pieraccioni ironizzò: «Noi a Firenze ce lo siamo tolti come concorrente, nel senso che è un comico eccezionale». Neppure Francesco Guccini ha rinunciato alla battuta: «Renzi ha detto che sono il suo cantante preferito? Sono innocente».