Lo schiaffo di Sophie a Hollande

L'attrice rifiuta la Legion d'Onore, la più alta onorificenza: «Concessa anche al principe saudita che l'anno scorso ha giustiziato 154 persone»

Gaia CesarePer un'attrice che entra all'Eliseo ne spunta un'altra a «schiaffeggiare» pubblicamente il presidente. Mentre nel privato la storia d'amore tra François Hollande e Julie Gayet va avanti a gonfie vele (senza che i due si concedano mai, insieme, ai media e agli obiettivi), in pubblico arriva la star del grande schermo Sophie Marceau a rifilare al Capo dello Stato francese la stangata più dura. La «Vic» che a 13 anni stregò il mondo con Il tempo delle Mele, oggi che di anni ne ha 50 e di tagliarsi la lingua - dicono - non vuole saperne, rifiuta la più alta onorificenza di Stato, la Legion d'Onore, con una giustificazione politica che aggiunge imbarazzo a imbarazzo alla presidenza. Marceau usa Twitter per spiegare il suo gesto, racchiuso in un articolo del quotidiano Le Monde, in cui viene ricordato come Hollande, appena una settimana fa, abbia decorato dello stesso riconoscimento anche il principe Mohamed Ben Nayef, rappresentante di una delle più spietate monarchie al mondo, l'Arabia Saudita che l'anno scorso ha condannato a morte 154 persone, molte per decapitazione. L'iniziativa era stata tenuta praticamente segreta dall'Eliseo, che si era guardato bene dall'informare della cerimonia, poi trapelata anche grazie alla solerzia di Riad, che invece ha diffuso le foto dell'evento. Come in una spietata legge del contrappasso, Sophie dà invece ampia pubblicità al suo gesto ribelle e ne fa un manifesto contro l'ipocrisia della presidenza. Guadagnando così un posto d'onore, invece che una Legion d'Onore, fra i big che hanno deciso di rifiutarla come lei. Ultimo vip a scaricare Hollande è stato l'economista Thomas Piketty, un anno fa, dopo il successo del suo libro Il Capitale. L'Eliseo voleva tributargli il titolo di «Gran Cavaliere», lui ha risposto secco: «Rifiuto perché penso che non è ruolo di un governo decidere chi sia onorevole». Poi a proposito dello Stato: «Farebbe bene a dedicarsi al rilancio della crescita in Francia e in Europa invece che distribuire encomi». Una brutta botta per Monsieur le Président.Ma Piketty e Marceau sono solo gli ultimi di una lunga e nota serie di grandi della Storia che hanno sbattuto la porta in faccia al Capo dello Stato. Da Pierre e Marie Curie passando per Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre fino a George Sand, ognuno ha trovato argomenti forti o qualche risposta ironica per voltare le spalle. «Dobbiamo interessarci alle cose, non alle persone», disse la scienziata Curie. «Lo scrittore deve rifiutarsi di trasformarsi in istituzione», spiegava filosoficamente Sartre. «Non voglio avere l'aria di una vecchia oste», fu il modo per declinare della scrittrice Sand. E il comico Coluche: «Andrei in slip, così non saprebbero dove metterla».Ora arriva Sophie, il cui «no» fa il paio con quello di un'altra icona del cinema, Brigette Bardot. «La mia Legione d'Onore la dedico agli animali», disse la star nell'85, all'alba della sua seconda vita dedicata ai quattrozampe. Marceau la sua ribellione invece la regala alla causa dei diritti umani. La star non ama il presidente e nemmeno la gauche, che non vota dal 2002, pur avendo avuto una simpatia giovanile. Già l'anno scorso, quando la storia d'amore top secret di Hollande con l'attrice Gayet era ormai uno scandalo planetario, di lui aveva detto: «È un vile», un «cialtrone». Ora l'ultimo affondo, in nome dei diritti umani. Dritto fino a colpire la première dame-collega di casa all'Eliseo.