Lo scivolone della Bindi: camorra nel Dna dei napoletani

Roma«La camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione. Siamo particolarmente preoccupati in questa fase». Una sentenza praticamente senza appello quella pronunciata da Rosy Bindi, al termine della prima giornata di audizioni a Napoli della Commissione parlamentare antimafia.

Un allarme che insomma non lascia spazio all'ottimismo. Una frase che la stessa Bindi, nel corso di una conferenza stampa, si è poi affrettata a spiegare vista la mole di proteste piovutale addosso. «Non si può fare una storia di Napoli senza fare una storia della camorra - ha precisato nel corso di una conferenza stampa - così come è impensabile una storia dell'Italia che non tenga conto della presenza delle mafie. Sentirsi offesi per questo è il primo regalo che possiamo fare alle mafie».

Però a sentirsi offesi sono in molti. A cominciare dal governatore Vincenzo De Luca che alla compagna di partito non fa sconti nel suo lapidario commento: «Considero un'offesa sconcertante a Napoli e a tutti i nostri concittadini la tesi dell'onorevole Bindi». Botta a cui la Bindi non ha voluto far seguire risposta: «Il commento di De Luca? - glissa la parlamentare toscana - No comment».

Tra i risultati più importanti della prima audizione anche il riconoscimento del ruolo delle nuove leve della camorra. «È stato confermato - ha spiegato la Bindi - il coinvolgimento dei minori non solo come manovalanza, che è un dato di sempre, ma come una vera e propria autorganizzazione da parte dei minori che diventano veri e propri capi». Minori che - ha aggiunto la parlamentare - riescono a coinvolgere i loro coetanei anche in maniera assolutamente indiretta ma con le conseguenze che abbiamo visto in questi giorni». Al termine del secondo giorno di audizioni, il sindaco Luigi De Magistris ha respinto con forza la tesi della Bindi. «Oggi la camorra non ha più rapporti con la politica dell'amministrazione comunale» spiega il primo cittadino. E questo è «un dato significativo insieme con la rivoluzione culturale che si sta mettendo in campo». Secca la replica della Bindi. «La camorra - ribatte - non ha necessariamente bisogno di rapporti con la politica perché ha un grande radicamento sociale in questa città».

Nelle oltre due ore di audizione De Magistris aveva avanzato, tra l'altro, alcune proposte tra cui «una revisione del patto di Stabilità, perché i tagli agli enti locali influiscono sulla sicurezza».

Al coro di proteste contro la tesi della Bindi si è unito pure Amedeo Laboccetta, vicecoordinatore campano di Forza Italia. «Il giudizio espresso da Rosy Bindi su Napoli è offensivo e inaccettabile - tuona Laboccetta - , oltre che superficiale. La faciloneria con cui si parla di un problema così drammatico, come la presenza della camorra in Campania, è disarmante». «Se dovessimo quantificare il numero di soggetti che delinquono a Napoli - argomenta, dati alla mano, il procuratore capo Colangelo - ci accorgeremmo che è una minima parte rispetto a chi vuole vivere in pace. Ma ovviamente chi delinque fa molto più rumore di chi invece lavora onestamente».

di Mariateresa Conti