La sconfitta della burocrazia anti-italiana

L'affaire Ruby inizia circa un anno dopo che alla fine del 2009 la sentenza della Corte costituzionale sul Lodo Alfano e quella del tribunale milanese sul Lodo (...)

(...) Mondadori hanno dato il via all'«attacco finale» a Berlusconi che si concluderà nell'autunno del 2011: al di là dei comportamenti dei singoli soggetti è evidente (per esempio nei collegamenti di uno che partecipa all'operazione come Gianfranco Fini) il contesto internazionale che fa da riferimento a questo movimento: in una fase in cui Stati Uniti e Germania hanno difficoltà a trovare un'intesa strategica, si muovono per semplificare i problemi di governance internazionale, e svuotano e affidano a «commissari» come Mario Monti e Lettino un'Italia rilevante economicamente e strategicamente. E tutto ciò è preparato anche con un lavorìo contro quella che definirei la filiera patriottica dei servitori dello Stato (i Mario Mori, i Nicolò Pollari, i Guido Bertolaso, tanti uomini Finmeccanica, Eni e delle tlc).
Oggi innanzi tutto, al di là di altri fattori pur non trascurabili, va ben considerata la modificazione del contesto internazionale: lo schiaffo in faccia di Angela Merkel a David Cameron, l'espulsione del responsabile della Cia da Berlino e infine il modo sprezzante con cui si tratta lo stesso Matteo Renzi dopo averlo utilizzato per isolare Londra, danno la misura di una certa presunzione egemonica di Berlino. L'accorrere ai richiami della Cancelliera di alcuni politici italiani tradizionalmente disponibili a funzioni da maggiordomo, il fatto che non si possa contare sullo straordinario coraggio del Quirinale indicano quale potrebbe essere uno degli esiti se prevalesse l'egemonia tedesca sulla tradizionale influenza americana: però questo processo è tutto tranne che invincibile. Perché anche negli apparati dello Stato l'influenza americana è superiore a quella tedesca e l'establishment nella sua ala patriottica (ben presente nonostante le persecuzioni anche nella magistratura) è più orientato a considerare nazionalmente utili i rapporti con Washington che quelli con Berlino. Per cui certi codardi, certe nomenklature e certa borghesia (che un tempo si sarebbe detta «compradora») sono assai meno influenti che alla fine del 2009. È anche questo contesto che dà una chance al processo di riforma dello Stato avviato da Matteo Renzi da sempre bloccato non solo dal conservatorismo interno, ma anche dai sistemi di influenza straniera che vedevano nella debolezza del nostro Stato una base essenziale per il loro potere. E tra le influenze «americane» io darei un'occhiata anche a quelle che pesano su un movimento come quello grillino e persino su un quotidiano come Il Fatto (che aveva non poco stupito scrivendo di eccessi processuali contro Silvio Berlusconi).
Naturalmente oggi festeggiamo il «giudice di Berlino» che assolve Berlusconi, i magnifici difensori che hanno «vinto», il Paese reale che ancora resiste. Dare un'occhiatina, però, al sempre più terribile contesto internazionale comunque non fa male.


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