Scontro con Casaleggio Grillo in difficoltà rispolvera la linea dura

Dal voto anticipato alla scelta degli uomini: le due anime del movimento mai così distanti

Laura Castelli, cittadina deputata, dice un'altra mezza bestemmia: «Non siamo stati noi a far cadere il Tedeschellum. Volevamo permettere agli italiani di andare al voto, lo vogliamo ancora, il relatore riapra la discussione, si può fare». Una mezza bestemmia, unita a una mezza bugia. La realtà è che il crollo del «patto a quattro» ha colto di sorpresa anche il Movimento Cinque Stelle. Che adesso teme di dover fare i conti con un improvviso calo di consensi. Finirà che si andrà a votare tra un anno, e per portare avanti la narrazione serve rispondere subito a una domanda: come si muoverà Grillo nei prossimi dodici mesi? «Preparerà la classe dirigente che manca al Movimento, Casaleggio è già al lavoro con un consulente aziendale», confermano gli uomini più vicini a Davide. «Non sostituirà le scelte della Rete, servirà solo per una prima scrematura». Formare il «grillino di governo» è l'idea di Casaleggio. «Ma per preparare il Movimento di governo bisogna rilanciare il Movimento di lotta», risponde Grillo. Il comico ha buttato un occhio agli ultimi disastrosi sondaggi per le amministrative di domani e ha deciso di rispolverare la linea dura, quella di Roberto Fico e Paola Taverna. Loro salgono, ma scendono davvero Di Maio e Di Battista? In verità è sempre il comico a gestire le carriere dei suoi, secondo i bisogni del momento, utilizzando il solito blog. Dove, nei prossimi mesi, si batterà sul «tutti a casa», ricordando «lo scandalo dei vitalizi». Grillo ha già confermato il cambio di rotta, ad Asti e Alessandria, lanciando il grido «la violenza è un diritto».

Il resto è un mare in movimento. Casaleggio si limita a far sapere: «L'ordine è partito da Giorgio Napolitano, mercoledì l'ex presidente ha incontrato a pranzo Anna Finocchiaro, le ha detto di far saltare tutto e arrivare a fine legislatura. E lei, lasciato il ristorante, è andata alla Camera, ha radunato i suoi e il giorno dopo il voto è stato chirurgico». Il pranzo in effetti c'è stato (ristorante Casa Bleve, vicino a Montecitorio): Finocchiaro ha poi raggiunto la Camera e con lei c'era anche un altro ministro alleato, Andrea Orlando. Ma questa è già acqua passata.

Il crollo del Tedeschellum era atteso anche da Matteo Renzi, probabilmente è per questo che il segretario del Pd è stato rapido a lanciare una nuova alleanza con Giuliano Pisapia e l'ultra sinistra di Nicola Fratoianni, improvvisamente accreditata di un 10-13%. Per i grillini resta l'analisi di tre sentieri intrapresi, ma finiti in un burrone. L'inciucio romano, guidato da Di Maio e Di Battista. Quello fiorentino, che avrebbe visto un filo diretto tra Renzi e Grillo, favorito da una conoscenza comune, l'architetto Renzo Piano. Una trattativa confermata in maniera indiretta da Danilo Toninelli, il grillino delle riforme. Che intervistato dal Corriere della Sera ha rivelato: «Per fortuna non ero solo, con me c'erano Beppe e Davide». C'era una terza pista, più velleitaria: era il modello Appendino. Per un anno la sindaca di Torino ha cercato di smarcarsi dai vincoli Cinque Stelle, flirtando con il Pd di Chiamparino e quell'estrema sinistra dove lei aveva mosso i primi passi. Alla prima occasione, la strage sfiorata in piazza San Carlo, la sinistra è saltata al collo della sindaca. Niente da fare, bisognerà guardare altrove. Adesso Grillo dovrà governare la grande trasversalità del proprio elettorato. Cercando insieme di portare dalla sua parte quel centrodestra degli indecisi e dei leghisti. Ora sembra una mezza bestemmia, tra un anno si vedrà.