Scoppia la bolla Hong Kong. Persi 60 miliardi in 48 ore

In fumo la metà dei patrimoni di due dei più noti Paperoni cinesi. Il crollo dopo le ascese misteriose

Sono bastati pochi minuti d'orologio. E metà dei patrimoni di due tra i più ricchi uomini cinesi sono finiti in fumo, parliamo di 42 miliardi di dollari. Una vicenda che ora assume i contorni del giallo. Il crollo di ieri alla borsa di Hong Kong di due società del miliardario Pan Sutong è infatti avvenuto all'indomani dell'altrettanto misteriosa caduta della compagnia del miliardario Li Hejun. Due magnati cinesi al tappeto in due giornate di contrattazioni. Che cosa sta succedendo?

Tutto è cominciato l'altro ieri, quando in ventuno minuti la Hanergy Thin Film Power Group, colosso cinese che produce tecnologie per il fotovoltaico, ha bruciato in borsa il 50 per cento del suo valore, cioè circa 19 miliardi di dollari. Li Hejun, che possiede oltre l'80 per cento delle azioni Hanergy, era fino a mercoledì l'uomo più ricco della Cina nel 2015 (e il numero 28 nel mondo), ma con la batosta in borsa il suo patrimonio netto è crollato di quasi 15 miliardi. Dagli ambienti finanziari è emerso che la compagnia di Li era sotto inchiesta da parte della SFC (la Consob di Hong Kong) per una presunta manipolazione del mercato. Ma questo, comunque, non spiegherebbe la perdita di metà della capitalizzazione in borsa in meno di mezz'ora. Alcuni analisti avevano segnalato il rischio di una possibile débâcle perché alla Hanergy mancavano i fondamentali economici per avere una così alta capitalizzazione. La società, che ha la sede a Pechino, aveva visto crescere il suo valore del 500 per cento negli ultimi otto mesi, superando addirittura la giapponese Sony, e aveva permesso al suo fondatore di diventare in poco tempo uno degli uomini più ricchi della Cina. Un successo di breve durata. La tecnologia che l'azienda usa nel fotovoltaico, infatti, era già stata criticata dagli esperti del settore e le pellicole al silicio usate risultavano meno efficienti rispetto ai pannelli solari tradizionali. Alla fine, i titoli erano stati gonfiati sull'onda di speculazioni e di aspettative non concretizzabili.

Ieri la storia si è ripetuta. Stessa piazza, Hong Kong, e medesimo tracollo, con dimezzamento della capitalizzazione di due società del magnate Pan Sutong. La Goldin Financial Holdings, gruppo che controlla allevamenti di cavalli e vigneti nella Napa Valley californiana e in Francia, e la Goldin Properties Holdings, società di sviluppo immobiliare in Cina, sono crollate del 60 per cento polverizzando 23 miliardi di dollari. Curioso personaggio Pan Sutong. Nel 1976, a 13 anni, emigra negli Stati Uniti, poi si trasferisce a Hong Kong nel 1984, dove commercializza elettrodomestici e qualche anno dopo sbarca sul mercato immobiliare. Ha due grandi passioni: il vino e i cavalli, che lo spingono ad acquistare grandi aziende vinicole a Bordeaux e in California e a comprare costosissimi purosangue per partecipare alle corse più prestigiose. Le sue aziende, però, a differenza dei cavalli, non corrono più.

Nessuno ha ancora fornito una spiegazione plausibile di questi crolli azionari che non hanno precedenti. Ma, come nella vicenda Hanergy, anche i titoli delle società di Pan Sutong sono stati protagonisti negli ultimi mesi di ascese clamorose e, allo stesso tempo, misteriose. La Goldin Properties era volata del 411 per cento, mentre la Goldin Financial quasi del 600 per cento in meno di tre mesi.

Insomma, si era sviluppata una vera e propria mania per i titoli delle società dei due stramiliardari cinesi. Che hanno dimostrato, però, solo la loro inconsistenza e inaffidabilità.