La Scozia non ci sta e ora promette: "Fermeremo la Brexit"

Il primo ministro vuole bloccare la legge che ratifica l'addio. Dubbi dei costituzionalisti

Londra - Il Parlamento scozzese dichiara guerra alla Brexit. Ieri, il primo ministro nazionalista scozzese Nicola Sturgeon ha sostenuto che Holyrood potrebbe bloccare l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa ponendo il veto sulla mozione di consenso legislativo necessaria per approvare i passaggi legali richiesti per formalizzare il distacco dall'Unione. Il referendum appena tenutosi nel Paese è infatti solo consultivo e si può concretizzare soltanto attraverso l'azione del governo e del Parlamento. A Westminster, dove Brexit ha vinto per 51.9 per cento, le autorità sono decise a rispettare la volontà dei votanti, cosa che intende fare anche la Scozia ma solo per i propri, che al 63% hanno votato per rimanere in Europa. Così ieri, nel corso della sua quinta intervista televisiva in due giorni Sturgeon ha confermato che chiederà ai suoi deputati di non appoggiare la mozione di consenso a Brexit, nell'interesse degli scozzesi. Ma sarà poi possibile una simile eventualità? Holyrood può veramente fermare le decisioni di Westminster? E se così fosse, a quali conseguenze diplomatiche si andrebbe incontro? È infatti evidente che se la Gran Bretagna dovesse subire il veto della Scozia su un fatto così rilevante, ci troveremmo di fronte a scenari già visti nei libri di storia. La rabbia degli inglesi sarebbe comprensibile. Del resto, pensate a che cosa avrebbero detto gli scozzesi nel caso fosse passato il sì al referendum sull'indipendenza e Westminster si fosse rifiutato di concedere il consenso alla sua ratificazione. La Sturgeon sembra ad ogni modo pronta ad affrontare l'ira britannica e ad andare avanti.

«Non sono io che ho creato questa situazione - ha spiegato ieri - sto solo proteggendo gli interessi degli scozzesi che vogliono rimanere nell'Unione». In questo caso ad ogni modo, permangono ancora molti punti da chiarire. Westminster dovrà intraprendere un iter legislativo completamente nuovo e ancora non si sa esattamente quale sarà il percorso. Alcuni costituzionalisti dubitano che il Parlamento scozzese sia realmente in grado di ostacolare il processo di Brexit. Secondo Adam Tomkins, esperto costituzionalista e appena eletto nel partito Conservatore, le parole della Sturgeon vanno prese con le pinze, dato che esiste una bella differenza tra mettere un veto e sospendere il consenso. E secondo Tomkins Holyrood è in grado di portare avanti soltanto la seconda opzione. «Il Parlamento scozzese ha alcuni poteri, ma non è in grado di bloccare l'uscita dall'Europa. Può per esempio negare il consenso a eventuali cambiamenti agli assetti della devolution richiesti dal processo di distacco, ma questo potere non può essere esteso al veto». Sull'argomento vi sono attualmente molte interpretazioni diverse. Sir David Edward, che ha fatto parte della Corte di Giustizia Europea tra il 1992 e il 2004, ha detto alla commissione parlamentare europea che l'autorizzazione del Parlamento Scozzese dovrebbe essere richiesta per ogni misura mirata ad estinguere l'applicazione della legislazione europea in Scozia. «Guardandola da un punto di vista strettamente logico, troverei difficile non richiedere il nostro consenso - ha dichiarato la premier scozzese alla Bbc - ma sospetto anche che il governo inglese avrà opinioni molto differenti sull'argomento e quindi vedremo dove ci porterà questa discussione».

Commenti
Ritratto di Ausonio

Ausonio

Mar, 28/06/2016 - 11:06

un'altra burattina che cerca di ingraziarsi i poteri forti