Se Bankitalia taglia le stime a orologeria

di Marcello Zacchè

La doccia non è neanche tanto fredda: la revisione al ribasso delle stime di crescita del Pil è diventata ormai proverbiale, periodica. Ieri è stata la Banca d'Italia a scrivere, nelle «proiezioni macroeconomiche per l'economia italiana» che quest'anno il Pil crescerà dell'1,1% e nel 2017 dell'1,2%, correggendo così le precedenti stime del Bollettino economico di gennaio, ben più generose: +1,5% per entrambi gli anni. Il motivo: «debolezza dello scenario internazionale». Mentre la crescita è sostenuta più che altro dalle «condizioni monetarie ampiamente espansive». Traduzione: dalla Bce di Mario Draghi, che compra 60 miliardi di titoli al mese ormai da 15 mesi (saliti da marzo a quota 80 miliardi).

Senza la Bce, la crescita sarebbe notevolmente più bassa: lo ha detto il governatore Ignazio Visco nelle «Considerazioni finali» di martedì scorso: tra Pil e inflazione la crescita del triennio 2015-2017 senza Francoforte si riduce di oltre un terzo. Ora, alla luce di queste nuove stime, ci troviamo a parlare di qualcosa di veramente piccolo, meno del 2% in tre anni.

D'altra parte Bankitalia non fa che allinearsi alla Commissione Ue, che indica nell'1,1% la crescita del Pil 2016 e 1,3%, quella del 2017, mentre per il governo (previsioni del Def) cresceremo dell'1,2% e poi dell'1,4 per cento. Non è che cambi molto, ma le variazioni sono sempre al ribasso. E l'Italia resta il fanalino di coda dell'area euro, dove spiccano Spagna (+2,8% la stima 2016) e Germania (+1,5%, come la media della zona).

Ma a Bankitalia il governo di Matteo Renzi a trazione Pd deve forse dire grazie, per aver aspettato qualche giorno prima di diffondere le nuove stime, visto che il governatore ha appunto parlato in pubblico solo martedì scorso. Nel frattempo è passato il primo turno delle Comunali.