Se la famiglia fa più danni della banlieue

La feroce storia di Rimini sembra fatta apposta per smontare ogni nostro piccolo, instabile punto fermo

La Strada del re dei gatti non è a Molenbeek e la piscina Pian del Bruscolo non è a Saint Denis. Il problema è che ce ne siamo accorti troppo tardi, quando ormai eravamo convinti che il malessere degli immigrati di seconda e terza generazione fosse un problema annidato e confinato alle periferie senza regole delle metropoli europee, da Parigi a Bruxelles a Tor Pignattara.

La feroce storia di Rimini sembra fatta apposta per smontare ogni nostro piccolo, instabile punto fermo. Fa vacillare i tifosi dello ius soli subito, insinua dubbi in chi finge di non vedere le storture di una burocrazia dell'accoglienza e del rimpatrio ideata per incepparsi. Ma soprattutto fa a pezzi il teorema dell'Occidente colpevole che genera mostri ghettizzando lo straniero.

Montecchio di Vallefoglia, dove vivevano tre dei quattro stupratori, è agli antipodi dei boulevard incendiati del 18esimo arrondissement. Niente racaille per le strade, niente gang che si radicalizzano in moschea e vivono di spaccio in una piccola guerra quotidiana contro l'autorità e il sistema che li esclude. Intorno ci sono le colline marchigiane, nelle trattorie si affetta ciauscolo e si grattugia tartufo nero. È uno dei borghi italiani di cui andiamo fieri, turisticamente e umanamente. È la provincia che ci siamo raccontati essere il vero antidoto allo scontro di civiltà, ovvero il villaggio col suo tessuto sociale fatto di famiglie che si conoscono tutte, solidarietà e amicizie più forti delle diffidenze. È la retorica della comunità piccola e autentica che sa correggere e reindirizzare anche le esistenze più deviate.

Questa favola ce la siamo raccontata perché non siamo mai guariti dalla tentazione di criminalizzarci più del dovuto, dal colonialismo in poi. Colpa nostra Bin Laden, l'Isis, i lupi solitari e la delinquenza di piccolo cabotaggio figlia dell'ambiente sociale guasto. Come Lamarck pensava che le giraffe si fossero trasmesse il collo alto per riuscire a raggiungere le foglie sui rami, noi ci siamo convinti che gli immigrati di seconda generazione siano spinti alla violenza perché nel nostro egoismo abbiamo posto i frutti del benessere europeo fuori dalla loro portata. In realtà sono lì, tra una torre merlata e un giardinetto, e non è l'ambiente geografico e urbano, ma quello familiare a innescare le bombe. Nelle case popolari come nelle villette, nelle banlieue come nei paesini del Mulino Bianco.

Commenti
Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Lun, 04/09/2017 - 13:00

i musulmani restano sempre quello che sono: sfaticati, ignoranti e violenti