Se Mattarella si genuflette alla Merkel

(...) per la buona impressione suscitata in Germania. Ma durò poco lo stesso in carica. Gli subentrò Enrico Letta.

Questi, disbrigate le faccende più urgenti, si precipitò oltre frontiera per baciare la citata pantofola. Scena identica. Il premierino elencò i punti qualificanti del programma di governo, e la Merkel pronunciò lo stesso discorso dedicato al deposto professore: sono stata molto impressionata dalle idee del giovane presidente. Però! La stampa italiana riservò anche a Letta lodi sperticate.

Destino crudele. Enrico durò ancor meno di Monti, scalzato dal rampantissimo Matteo Renzi. Che, tanto per cambiare, corse a sua volta in terra tedesca per inchinarsi all'inflessibile cancelliera. Il copione non mutò. Renzi parla in una lingua che non conosce, l'inglese; e la Merkel risponde ovviamente in inglese, inconsapevole che l'interlocutore non capisce un tubo. Nonostante le difficoltà di comunicazione, la gentile ospite afferma, nella solita conferenza stampa a chiusura dell'incontro, che il giovanissimo premier l'ha fortemente impressionata per i suoi intenti alla guida dell'esecutivo.

In sostanza, Angela usa prendere elegantemente in giro gli alti rappresentanti delle nostre istituzioni, di cui evidentemente non si fida e li liquida come si meritano, cioè con una formuletta verbale uguale per tutti loro. Non sappiamo se abbia trattato così anche Mattarella. Speriamo di no, ma temiamo di sì. Pazienza. Ci poniamo intanto un interrogativo: per quale motivo coloro che hanno qualche responsabilità di vertice, non appena ricevuto il mandato volano a baciare la fatidica pantofola? Perché non vanno a baciare, chessò, il mocassino di Hollande o la scarpa stringata di Cameron?

Ci dovrà pur essere una ragione di questa discriminazione che oserei definire sessista per essere alla moda. Forse le autorità che occupano i palazzi romani sono persuasi che la cancelliera sia a capo dell'Unione Europea e ignorano che, invece, è solamente il primo ministro tedesco. È un fatto che pendono dalle sue labbra come scolaretti da quelle della maestra severa e pronta a punire chi non esegue i suoi ordini. Poi si lagnano perché molti italiani reclamano la restituzione della sovranità nazionale, non sopportando che sia Berlino a decidere se e quando è necessario stringere la cinghia, pagare più tasse, impoverire la gente allo scopo di arricchire le banche e i finanzieri. Non diciamo che si stava meglio quando si stava peggio, ma peggio di così non si poteva finire.