Se la rivoluzione di un uomo è in guanti di seta

Giacche, bomber tecnici e camicie: ora il tessuto entra nel guardaroba maschile

di

Firenze Stalin diceva che non si può fare una rivoluzione portando guanti di seta. Con ottima probabilità il dittatoriale segretario del Partito comunista dell'Unione Sovietica avrebbe bocciato anche abiti, giubbotti, camicie e pantaloni realizzati nel prezioso tessuto di origine rigorosamente naturale. In seta si vestono gli imperatori cinesi, le geishe giapponesi, le cortigiane del Re Sole e tutte le belle donne del mondo. Nel guardaroba maschile entra di rado, ma quando succede è una vera rivoluzione. Lo dimostrano le più belle proposte per l'estate 2019 viste negli stand del 94mo Pitti Immagine Uomo in corso a Firenze da ieri fino al prossimo venerdì. Da Corneliani c'è veramente di tutto a cominciare dai capispalla in lana finissima mista a seta.

«Ne basta un filo per rendere i colori più vivi e lucenti» spiega il direttore creativo Stefano Gaudioso Tramonte mostrando le elegantissime giacche in cui le più pallide ed elusive tonalità di rosa danno una botta di luce a una virile sfumatura di vinaccia. Da qui si passa ai capi in seta lavata, un felice ritorno agli anni Novanta quando gli uomini finalmente scoprirono il gusto della leggerezza. Tre i progetti collaterali alla vasta collezione. Il primo è una capsule chiamata Beyond the Rain (Oltre la pioggia) perché la storica azienda mantovana in origine produceva impermeabili. Quelli nuovi sono termonastrati in pelle, oppure di seta e cotone con il crest Corneliani ricamato all'interno. Bellissima la sezione Style & Freedom con felpe in suede elasticizzato e tute da ginnastica finalmente degne di un termine come chic. La cosa più interessante è comunque la sezione Connected Style con un superbo bomber in seta che all'interno nasconde una power bank collegabile via bluetooth al telefono: lo metti in tasca e te lo trovi ricaricato in un baleno. Il bomber di seta è una magnifica ossessione anche per Larusmiani, marchio nato a Milano nel 1922, la sartoria più antica di via Montenapoleone. Guglielmo Miani amministratore delegato e perfetto testimonial del brand ce ne mostra due veramente sensazionali: con un disegno di gabbiani che formano una specie di motivo mimetico (per la cronaca Larus in latino vuol dire gabbiano) oppure con una fila di tigri che se le sogna Sandokan sull'isola di Mompracem. Da Stefano Ricci il giubbotto è in seta tecnica, cioè trattata con una spalmatura impermeabilizzante. Stesso materiale per il bomber di Sant'Andrea Milano che oltre a pesare in tutto 190 grammi è perfettamente idrorepellente. Davvero incredibile il completo in doppione di seta, un tessuto costoso e meraviglioso che viene dal filo particolarmente lungo prodotto da due bachi superselezionati.

«Se ne possono tessere massimo 18 metri al giorno su speciali telai» spiega Pierluigi Canevelli, amministratore delegato di Sant'Andrews, l'azienda di Fano che oltre a produrre per i migliori marchi di abbigliamento maschile, dallo scorso gennaio ha una propria linea private label. Da L.B.M. 1911 ci sono tocchi di seta cangiante nelle mischie di cotone, lino e lana, mentre Roda pone l'accento sul suo stile attraverso foulard di seta stampata da portare annodati al posto della cravatta. Interessante ricordare che il baco da seta si chiama Bombyx Mori, qualcuno dice perché Ludovico il Moro, signore di Milano, lanciò la lavorazione della seta tra Como e la Lomellina. Altri pensano che invece il nome alluda alle more dei gelsi di cui si nutrono i bachi. In buona sostanza tanto i leghisti quanto i grillini possono rivendicarne la proprietà storica.